Evangelion & le fascinazioni della fantascienza

Bentornati a un nuovo appuntamento con il ProgettoEVA2015; siamo infine arrivati al giro di boa!
Se ho dedicato la prima parte principalmente alla descrizione dello scenario fittizio e di alcuni suoi elementi, con articoli di analisi e di focus, quali Scenario, Impact, Angeli e Frutto della Vita, in questa seconda parte del viaggio, oltre a continuare a percorrere questo sentiero, analizzeremo contemporaneamente alcuni ambiti dell’ambiente reale in cui è nato Evangelion, cercando di capire, seppur in maniera totalmente amatoriale, come la storia abbia dei riferimenti e delle percezioni proprie della sua epoca.
In questo articolo presentiamo alcuni elementi legati allo spirito del tempo del Novecento, focalizzando l’attenzione soprattutto sul Giappone e in particolare sulle fascinazioni che poi hanno portato alla creazione del background di Evangelion, creando così una sorta di simmetria con il primo articolo della prima parte.
Nello specifico vediamo come gli elementi sci-fi di Evangelion, tra cui il tema di un’antica civiltà ancestrale sullo sfondo e altre sfumature, si incastrino perfettamente nel contesto culturale dei membri della GAiNAX, o ancora meglio, come facciano parte di uno degli immaginari collettivi caratterizzanti il Novecento.
Buona lettura!

Scienza e fantascienza

Fin dall’antichità l’uomo si è sempre posto delle domande e ha sempre cercato di ottenere le relative risposte grazie all’esperienza, attraverso i miti, tramite l’uso del pensiero e mediante forme di linguaggio organizzato; non sempre la realtà delle cose è stata svelata e molte domande sono tutt’ora aperte, però la curiosità non si è mai spenta. Dalle antiche civiltà come gli Egizi e i Greci, passando poi per le varie rivoluzioni del pensiero nella lunga storia dell’uomo, in questo paragrafo vedremo come la fantascienza abbia da sempre accompagnato e stimolato l’umanità e in particolare come lo sviluppo della scienza abbia contribuito non solo a svelare alcune realtà del mondo che ci circonda ma anche ad alimentare ancora una volta l’immaginario collettivo.

Dalla fantascienza antica a quella moderna

Iniziamo il nostro percorso osservando che fin dall’antichità sono presenti riferimenti a mitiche civiltà o ad abitanti di pianeti extraterrestri.

Per quanto riguarda l’Occidente, possiamo pensare ai dialoghi del Timeo e del Crizia (circa 360 a.C.) in cui il filosofo greco Platone scrisse della leggendaria isola di Atlantide oltre le colonne d’Ercole (il mito di Atlantide ha inizio proprio in questi testi), oppure il Somnium (1609) dell’astronomo e matematico Johannes von Kepler in cui si narra, in modo puramente immaginario, di abitanti della Luna, denominata Levania e suddivisa nei due emisferi chiaro e oscuro; uno dei contenuti del libro è la teoria eliocentrica.

Per quanto riguarda il Giappone, che è l’elemento dell’Oriente che ci interessa, possiamo pensare al Taketori monogatari, racconto popolare giapponese risalente al IX-X secolo, in cui sono descritti gli abitanti provenienti dalla capitale della Luna e a cui è ispirato La storia della Principessa Splendente, oppure alla leggenda di Taro Urashima (la cui difficile attestazione ne colloca l’origine tra l’8° e il 15° secolo) nella quale un giovane pescatore va a visitare il palazzo del drago Ryugu-jo nelle profondità marine.

Illustrazione di una scena di Taketori Monogatari, Tosa Hiromichi, 1650

Tornando in Occidente possiamo probabilmente individuare il padre della fantascienza moderna in Jules Verne, prolifico scrittore di cui in particolare ricordiamo la Trilogia del mare (I figli del capitano Grant, Ventimila leghe sotto i mari, L’isola misteriosa) in cui compare il personaggio del capitano Nemo (Nemo e gli ultimi due libri della trilogia hanno chiaramente fornito spunti per Nadia – Il mistero della pietra azzurra), e i numerosi romanzi della raccolta Viaggi straordinari in cui, oltre alle formidabili avventure ambientate tra mondi e popoli sconosciuti, ci sono numerosi riferimenti all’astronomia, alla geologia, alla biologia e ad altre discipline scientifiche. Facciamo notare che Il giro del mondo in ottanta giorni fu il primo lavoro di Jules Verne, nonché della letteratura francese, ad essere portato e tradotto in giapponese da Kawashima Chūnosuke nel 1878. Infine, a Dalla Terra alla Luna è liberamente ispirato il primo film di fantascienza della storia del cinema, Viaggio nella Luna (1902), di Georges Méliès.

Con La guerra dei mondi di Herbert George Wells del 1897 e successivamente con la versione radiofonica interpretata da Orson Welles nel 1938, il tema degli extraterrestri entra prepotentemente nell’immaginario collettivo statunitense al punto tale che, durante il radiodramma, gli ascoltatori pensarono addirittura a una vera invasione aliena. È bene ricordare che, al di là degli elementi fantastici, il romanzo era una metafora che criticava il colonialismo europeo verso l’Africa, l’America e l’Asia.

Una fantascienza fondata sul reale

Come possiamo notare, pur trattandosi di opere dalla trama ricca di elementi fantasiosi il loro contenuto verteva comunque su tematiche reali: Tarō Urashima e la constatazione che non si può tornare indietro nel tempo per rivivere la propria vita ma bisogna vivere la propria età; Somnium e la teoria eliocentrica; Jules Verne e la divulgazione scientifica; La guerra dei mondi e il colonialismo, e così via.

È chiaro che la fantascienza non è un tema esclusivamente moderno, ma ciò che a noi interessa è il suo sviluppo nel Novecento, epoca in cui questo genere letterario trova la sua Golden Age e fiorisce rigoglioso, grazie anche al benessere e al consumismo presenti nelle società moderne più “progredite”.

Locandina di 2001: Odissea nello spazio Tanto per fare qualche nome, non a caso, ma che ritornerà anche nel seguito del nostro viaggio, ecco Isaac Asimov, Arthur C. Clarke, Robert A. Heinlein, George Orwell, Ray Bradbury, Frank Herbert e tanti altri, nonchè grandi serie narrative o romanzi dall’enorme potenziale immaginifico, sia per gli elementi (e.g. robot, scenari distopici, space opera, extraterrestri, etc.) che per le tematiche (e.g. colonialismo, sviluppo scientifico e tecnologico, umanità, libertà, xenofobia etc.): ricordiamo ad esempio Trilogia e Ciclo della Fondazione, Odissea nello spazio, La porta sull’estate, 1984, Fahrenheit 451, il Ciclo di Dune e così via. Ovviamente con il cinema prima e con la televisione poi, gli effetti nell’immaginario collettivo si sono amplificati, ed ecco Metropolis di Fritz Lang del 1927, il visionario 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick del 1968, nato da una collaborazione con Arthur C. Clarke, o il primo contatto con forme di vita extraterrestri di Steven Spielberg in Incontri ravvicinati del Terzo Tipo del 1977; per quanto riguarda la TV, citerei almeno l’intramontabile Doctor Who e l’intergalattico Star Trek.

Ma a cosa si deve quest’abbondante produzione di storie di fantascienza?

Probabilmente uno dei principali motivi lo si può riscontrare nell’enorme sviluppo della scienza nel Novecento e le conseguenti applicazioni, ricordiamo ad esempio: la teoria della Relatività di Albert Einstein, la Fisica Quantistica di Erwin Schrödinger, Paul Dirac e tanti altri, la scoperta dell’espansione dell’universo grazie a Edwin Hubble, la teoria del Big Bang, la scoperta della penicillina per merito di Alexander Fleming, la dimostrazione di Oswald Avery del fatto che l’informazione ereditaria degli esseri viventi è contenuta nel DNA, l’identificazione del codice genetico all’interno del DNA, la pillola anticoncezionale, gli antibiotici, l’invenzione di Eniac (il primo calcolatore elettronico), il passaggio dalle valvole termoioniche ai transistor, fino agli amplificatori operazionali, l’utilizzo delle onde radio, il radar, le telecomunicazioni, le modulazioni analogiche e in seguito quelle numeriche, la nascita di internet, il passaggio dal carbone alla benzina, le automobili, l’elettricità (già in uso dalla fine dell’Ottocento), la radioattività e l’energia nucleare, il telefono, il cinema, gli elettrodomestici (lavatrice, frigorifero e televisore), gli aerei, le navette spaziali, i computer grossi come armadi e poi quelli da tavolo, e così via… insomma è facile capire come tutto ciò abbia stimolato enormemente l’immaginario collettivo e soprattutto quello dei creativi.

Albert Einstein

Forme di vita extraterrestri e l’esplorazione spaziale

Mi vorrei soffermare brevemente sul tema dell’esistenza di forme di vita extraterrestri.
Innanzitutto ricordo che nel 1947 è nata ufficialmente la disciplina pseudoscientifica dell’ufologia, a seguito di eventi quali l’incidente di Maury Island, un avvistamento di 6 UFO a forma di ciambella poi rivelatosi opera di mistificazione, o il successivo caso del pilota Kenneth Arnold che avvistò ben 9 oggetti volanti non identificati caratterizzati da una particolare luminosità e da una strana forma appiattita, o ancora la vicenda di Roswell in cui l’impatto di un pallone sonda meteorologico fu “scambiato” per la caduta di un UFO. Insomma un improvviso turismo di UFO, nemmeno ci fosse stata una svendita ai saldi!

A questo punto se l’ufologia si occupa di catalogare i vari fenomeni di avvistamento UFO e tenta di fornirne una spiegazione, vediamo alcune altre discipline speculative e pseudoscientifiche che sono sbocciate sull’onda di questo fenomeno:
* la clipeologia, sviluppatasi particolarmente in Italia, si occupa delle testimonianze, attraverso dipinti, testi e così via, riguardanti avvistamenti UFO che sarebbero accaduti anche nel passato della storia umana;
* l’archeologia misteriosa, ed in particolare l’archeologia spaziale, che si occupa della ricerca di reperti archeologici e preistorici, quindi accaduti in un’epoca precedente alla scrittura, in cui ci siano tracce di civiltà extraterrestri;
* la Teoria degli Antichi Astronauti, che si occupa dei presunti contatti avvenuti nell’antichità tra alcune civiltà umane (e.g. gli Egizi, i Maya, gli Aztechi) e civiltà avanzate aliene che hanno influenzato con le loro conoscenze l’evoluzione culturale umana;
* infine le teorie del complotto, tra cui, per rimanere sempre in tema extraterrestre, la famosa questione dell’Area 51 in Nevada, che ha alimentato fantasie ufologiche e teorie su razze aliene correntemente in contatto con vari governi terrestri.

Ovviamente tutto ciò non si ferma qui, in quanto sempre nella seconda metà del Novecento sono nati anche culti religiosi sull’onda degli UFO, tra cui i Raeliani, che vedono nella civiltà aliena degli Elohim la causa prima dell’esistenza della razza umana.

Per quanto riguarda questioni non pseudoscientifiche, ma sempre legate a questo tema di esplorazione spaziale e ricerca della vita nell’universo, non possiamo non citare la corsa allo spazio tra USA e URSS avvenuta negli anni Sessanta, i lanci dei primi space shuttle, l’atterraggio sulla Luna nel 1969, e poi a seguire l’esobiologia, il Progetto SETI, l’equazione di Drake e così via.
A livello di spirito del tempo, di possibilità umane e di fiducia nella scienza credo che le persone nate sul finire della Seconda Guerra Mondiale e cresciute durante il Novecento abbiano assistito al più pazzesco e rapido sviluppo della civiltà dal punto di vista sociale, antropologico, scientifico e immaginifico della storia umana.

Cenni di storia moderna del Giappone

Per quanto riguarda il Giappone è doveroso ricordare che a partire dal 1639 circa, a causa del terzo shogun, Tokugawa Iemitsu, la nazione venne chiusa nell’isolamento (Sakoku), in quanto era vietato agli abitanti di recarsi o di vivere all’estero pena la morte, alle navi di andare oltre un prefissato confine oltremare e tante altre proibizioni legate a commerci, importazioni, esportazioni e così via.
Negli anni ’50 dell’Ottocento, dopo vari tentativi falliti, il Sakoku venne finalmente rotto grazie all’episodio delle Navi Nere del commodoro Matthew Perry, permettendo al Giappone di uscire dall’isolamento e di riaprire i commerci con l’occidente (durante il Sakoku i commerci avvenivano quasi esclusivamente con la Cina). Lo shogunato e il sistema feudale durarono fino al 1868, anno in cui l’imperatore Mutsuhito diede l’inizio a un’epoca di grandi riforme, detta “Era della restaurazione Meiji”, durante la quale il Giappone si sarebbe modernizzato per recuperare il divario con la società occidentale europea.

Il giuramento dei 5 articoli fu emanato dall'imperatore Mutsuhito nell'aprile 1868 nel tentativo di ammodernare il Giappone

Durante l’era Meiji venne coniato lo yen (unità monetaria giapponese), fu introdotta l’istruzione elementare obbligatoria e si iniziò un poderoso processo di industrializzazione che, in pochi decenni, permise al Paese del Sol Levante di raggiungere un livello di sviluppo simile a quello delle potenze europee. In seguito alla Prima Guerra Mondiale il Giappone intensificò la propria penetrazione nei mercati del mondo con la vendita di prodotti a prezzi concorrenziali, grazie soprattutto al basso costo della manodopera. Infine, nel secondo dopoguerra il Giappone sconfitto subì l’occupazione degli USA, in particolare da parte delle truppe del generale MacArthur, il cui scopo era triplice: smilitarizzare e democratizzare il paese, ridurre i poteri dell’imperatore e infine garantirsi un utile alleato contro il comunismo e l’avanzata economica di URSS e Cina.

L’influenza della cultura occidentale sul Giappone

A questo punto è interessante osservare l’influenza americana sul Giappone, non solo in questo periodo di occupazione post-Seconda Guerra Mondiale, ma già anche nei decenni precedenti durante gli anni ’20 e ’30. Furono importati film occidentali, in particolare quelli di Hollywood, che in un certo senso facevano anche da propaganda contro il comunismo, sia espandevano la cultura americana all’interno delle formalità e delle usanze nipponiche, quindi la letteratura e vi furono influenze sulla pittura, sulla fotografia e anche sulla musica. Meritano una menzione particolare i fast food all’americana che si sono espansi anche in Europa e in Giappone.

Ora ci ricolleghiamo a quanto detto all’inizio dell’articolo sulla Golden Age della letteratura di fantascienza occidentale: questa arrivò in Giappone e influenzò notevolmente molti ragazzi dell’epoca, al punto che in un certo senso manga e anime si possono parzialmente considerare come una commistione di elementi propri della tradizione del Sol Levante ed elementi occidentali prevalentemente statunitensi. Ad esempio lo spirito di sacrificio proprio dei samurai o della popolazione giapponese all’uscita dall’isolamento o dalla Seconda Guerra Mondiale per risollevare il paese, insieme alle figure e alle arti tradizionali del folklore e della spiritualità nipponica, si uniscono alle influenze americane e occidentali, come le astronavi, la corsa allo spazio, la letteratura e i film sci-fi, nonché all’influenza dell’animazione Disney o dei supereroi americani.
Comunque sia, come arte e tecniche i manga sono probabilmente più “giapponesi” poiché come predecessori hanno opere narrative come gli emakimono e le stampe artistiche ukiyo-e, mentre d’altro canto gli anime devono molto all’influenza dell’Occidente, in particolare all’animazione americana, russa e francese.

Walt Disney al tavolo da disegno

Riguardo le influenze sugli elementi delle storie, citiamo come esempi Lost World di Osamu Tezuka e l’omonimo romanzo di Arthur Conan Doyle, oppure Tetsuwan Atom (Astro Boy), il quale riprende l’idea del burattino di legno Pinocchio ma lo proietta in uno scenario futuristico, Dragon Ball di Akira Toriyama e l’infinita quantità di citazioni a materiale occidentale come Alien, Star Wars, Superman, e lo stesso Disney (Cenerentola e Bibbidi Bobbidi Boo / Bibidi Babidi Majin Boo), o ancora la sacralità del ruolo di sacerdotessa in un tempio Shintoista, rivestito da Rei Hino, si perde quando questa si trasforma in una combattente vestita alla marinara che scaglia incantesimi (Sailor Mars in Sailor Moon). Insomma, si possono fare diversi esempi, ma poi questa diventerebbe una sterile lista di citazioni; il concetto che si vuole introdurre, pur brevemente, è l’influenza americana -e occidentale- in Giappone, evidenziando in particolare lo scenario sci-fi.

Il Giappone e il secondo dopoguerra

Tornando alle questioni storiche, l’occupazione degli USA durò dal 1945 al 1951, anno in cui venne firmato il trattato di pace di San Francisco e si passò dunque dal periodo postbellico in cui avvenne la ricostruzione del paese a un periodo caratterizzato da una miracolosa crescita economica e tecnologica del Paese del Sol Levante, talmente rapida ed esplosiva da far diventare il Giappone, negli anni Settanta, la terza potenza economica mondiale dopo USA e URSS.

Il boom di sviluppo industriale, economico e scientifico che caratterizzò il periodo Shōwa (1926-1989) riguardò tantissimi campi, tra cui l’elettronica, le automobili, la prima linea ferroviaria al mondo ad alta velocità (ricordiamo lo Shinkansen), i grattacieli, gli elettrodomestici, il pachinko, i computer, i cellulari, e così via.

Come indice del continuo aumento di importanza e prosperità del Giappone, le Olimpiadi del 1964 furono ospitate a Tokyo.

1970 – l’Esposizione Universale di Osaka

Locandina dell'Expo '70 di Osaka

Ci soffermiamo in particolare sul 1970, anno in cui il Giappone ospitò ad Osaka la fiera dell’Esposizione Universale (Expo). Il tema portante era “progresso e armonia per l’umanità”, slogan creato da Sakyō Komatsu, uno dei più importanti scrittori giapponesi di fantascienza.
I sotto-temi furono:
1. Donare valore alla vita
2. Utilizzo migliore della Natura
3. Migliore organizzazione della vita
4. Migliore comprensione reciproca
L’Expo durò 183 giorni e le nazioni partecipanti furono 77.

Proviamo a immaginare cosa può aver rappresentato questo evento nella mente e nella fantasia dei ragazzini e dei bambini dell’epoca, generazione di cui fa parte anche Hideaki Anno…
Nel 1968 il film 2001: Odissea nello spazio, nel 1969 lo sbarco sulla Luna con l’Apollo 11, infine nel 1970 l’Expo di Osaka con tante nazioni riunite per lo sviluppo della razza umana nella sua totalità, grazie alla scienza.

A questo punto presentiamo due commenti sulla fascinazione generata dall’Expo di Osaka.

Il primo commento è di Yasuhiro Takeda, uno dei membri fondatori della GAiNAX, tratto dal volume The Notenki Memoirs:

Ero in prima media quando l’Apollo 11 atterrò sulla Luna, e l’evento fu trasmesso in diretta! […] Tutto quello che riuscivo a pensare era: ‘proprio ora, in questo momento preciso, gli esseri umani sono in piedi sulla Luna!’
Ero incollato alla televisione e le lodi per la scienza inondavano la mia mente.
Ma ciò che sancì veramente la mia fede in questo campo, più di ogni altra cosa, fu l’Esposizione Universale di Osaka nel 1970.
Penso che le persone della mia generazione capiranno quando dico che l’Expo di Osaka è stato un simbolo del nostro futuro, un assaggio di ciò che la scienza avrebbe portato. All’Expo, nel padiglione degli Stati Uniti erano in mostra le rocce lunari, e naturalmente sono andato a vederle. Ho fatto la fila per due ore per guardare alcune rocce. Ma non erano solo vecchie rocce – erano state portate dalla Luna [grazie all’Apollo 12 NdT]! Portavano la promessa di un futuro luminoso, fiducioso e potente.
Dopo queste prime esperienze, ho cominciato a coltivare un nuovo credo da qualche parte dentro di me, la convinzione che il futuro era fantascienza, e questa era legata alla scienza.
Anche in questo caso, non credo che ci fosse qualcosa di particolarmente strano in questo sentimento. Molti bambini di quel tempo – soprattutto maschi – probabilmente provavano esattamente le medesime emozioni.

Il secondo commento è di Toshio Okada, altro membro fondatore della GAiNAX, tratto da Il ritorno di Otaking:

PUBBLICO: in gioventù, quali sono state le influenze non anime/manga che l’hanno reso un appassionato di fantascienza?

OKADA: Tokusatsu e scienza… Nel 1970 in Giappone si è tenuto l’Expo mondiale ad Osaka. Il tema era il progresso umano. Ero solo un bambino di undici anni e ho pensato che la scienza può fare tutto e rendere tutto migliore. L’uomo è andato sulla Luna, sarà in grado di andare anche su Marte e su Plutone, fino ad altri sistemi solari. Tutto può accadere e tutti saranno felici. E ho pensato che gli Stati Uniti potevano fare qualsiasi cosa; tutti sono felici. Noi giapponesi li seguiremo [forse qui Okada intende che i giapponesi seguiranno gli USA nel progresso tecnologico, nell’esplorazione spaziale e nella felicità? NdT]. Così abbiamo creduto allora. Certo non posso dire lo stesso ora, in questi tempi confusi, ma nel 1970 l’Expo di Osaka ha avuto una grande influenza su di me, allora da giovane uomo pensavo che l’umanità deve progredire e il progresso è buono. Io ora non la penso così, in questo momento… ma nel profondo della mia mente c’è ancora una vocina che dice: “Il progresso umano è molto buono! Fidati degli Stati Uniti!” [Ride]

Come possiamo notare l’atmosfera di un’epoca di sviluppo scientifico e tecnologico, culminato nella corsa allo spazio, si poteva respirare e toccare con mano all’Expo di Osaka, e l’impatto di questo evento nell’immaginazione dei ragazzini dell’epoca è stato talmente notevole da rappresentare una vera e propria spinta di attrazione verso la fantascienza, che è poi stata coltivata grazie alla lettura di libri e alla visione di film e telefilm del medesimo genere.
In questo modo la sci-fi non solo è diventata una passione nata dalla fascinazione e dalla dedizione riversata verso queste cose, ma è divenuta anche una vera e propria “fede” nelle potenzialità concrete della scienza a creare un futuro di straordinarie tecnologie in grado di rendere felice l’umanità, magari portandola anche verso le stelle e oltre.

Expo ’70 ed Evangelion

Di seguito notiamo alcune somiglianze tra l’Expo di Osaka ’70 e alcuni elementi di Evangelion.

Per iniziare partiamo da un riferimento realmente confermato tra l’Expo di Osaka e un Angelo.
Nel libro Evangelion 2.0 Complete Records Collection, associato al secondo film del Rebuild of Evangelion, Shigeto Koyama afferma che il design del Settimo Angelo ha avuto tra i riferimenti il padiglione della Toshiba dell’Expo di Osaka ’70.

[…] ho ritenuto che ci fossero due requisiti per la caratterizzazione del design di un Angelo: il disegno deve sembrare una scultura e deve contenere triangoli ed esagoni. Inoltre ho pensato a un terzo requisito: “le sue azioni superano la ragione umana” […] Anno mi ha portato l’immagine del padiglione Toshiba IHI dell’Expo di Osaka ’70 (progettato da Kisho Kurokawa). […]
Per la faccia, ho presentato vari modelli seguendo le linee di un disegno di Yoshito Asari.

Un Angelo che appare in Evangelion: 2.0 è molto simile a un padiglione dell'Expo di Osaka

Si può riscontrare un’altra similitudine tra Evangelion e l’Expo di Osaka; il quartier generale della Nerv nel Geofront ricorda alcuni padiglioni dalla forma piramidale presenti alla fiera: ad esempio il padiglione della Repubblica Araba, quello della Sanyo e quello della Bulgaria potrebbero essere stati presi come spunto per creare la piramide della Nerv!

Il Quartier Generale della Nerv ricorda alcuni padiglioni dell'Expo di Osaka

Tuttavia l’elemento veramente interessante dell’Expo di Osaka è la Torre del Sole, cioè la struttura simbolo della fiera, un po’ come l’Albero della Vita è il simbolo rappresentativo dell’Expo di Milano 2015.

La Torre del Sole, simbolo dell'Expo '70 di Osaka

La torre ha un’altezza di 70 metri ed è tuttora presente nel Parco Commemorativo dell’Expo. Notiamo che è caratterizzata da quattro facce:

La Maschera Dorata rappresenta il futuro 1. La Maschera Dorata rappresenta il futuro;

La faccia anteriore, il Volto del Sole, rappresenta il presente 2. La faccia anteriore, ovvero il Volto del Sole, rappresenta il presente;

La faccia posteriore, il Sole Nero, rappresenta il passato 3. La faccia posteriore, ovvero il Sole Nero, rappresenta il passato;

La quarta faccia, il Sole dell'Aldilà, nel sotterraneo interno alla torre, rappresenta la preghiera dell'umanità e la fonte delle emozioni umane 4. La quarta faccia, il Sole dell’Aldilà, posta nel sotterraneo interno alla torre, dovrebbe rappresentare la preghiera dell’umanità e la fonte delle emozioni umane; questa faccia è misteriosamente sparita molti anni fa, ma è stato recentemente annunciato che verrà ricostruita e nuovamente esposta nel 2016.

Non so a voi, ma guardando la Torre del Sole a me verrebbe da gridare:

Diagramma d’onda blu! È un Angelo!

In effetti possiamo riscontrare una certa somiglianza tra il terzo Angelo Sachiel e la Torre del Sole: in primo luogo il nucleo rosso di Sachiel è disposto circa al centro del petto ed è circondato da due strutture ossee, allo stesso modo nella Torre del Sole il Volto del Sole è al centro della struttura ed è stretto tra due linee rosse frastagliate, che dovrebbero rappresentare dei fulmini; in secondo luogo possiamo notare la somiglianza tra la maschera -o faccia- ossea di Sachiel (e che caratterizza anche altri Angeli) e la Maschera Dorata della Torre del Sole per via del “becco”, nonché il riferimento al Sole dell’Aldilà per via delle orbite oculari “vuote”.

La maschera/volto di Sachiel, talmente emblematica da essere diventata il simbolo di tutti gli Angeli di Eva

Un ulteriore possibile riferimento tra la Torre e gli Angeli lo si trova in Israfel, le cui braccia curve ricordano un po’ le “braccia” arcuate della Torre.

Gli Angeli Sachiel e Israfel sono molto simili alla Torre del Sole

Ma la cosa curiosa è ciò che la torre contiene al suo interno…

Oltre all’ascensore e alle scale che collegano i piani, dentro la torre si ramifica l’Albero della Vita, alto 41 metri e simbolo dell’energia e della forza della vita, che si erge verso il futuro.
In effetti in base a quanto detto precedentemente sul simbolo dell’Expo di Milano 2015, appunto l’Albero della Vita, si crea una sorta di curiosa coincidenza temporale tra le due Expo e questo progetto riguardante Evangelion.
Alla base dell’Albero della Vita dell’Expo di Osaka sono disposti modellini rappresentanti organismi unicellulari, e man mano che si sale per il tronco ci sono i trilobiti, i pesci, gli anfibi, i rettili, i dinosauri, i mammiferi, fino ad arrivare all’uomo. Un totale di circa 300 modellini di forme di vita, che rappresentano l’evoluzione, la dignità e l’energia della vita.

Una mappa della Torre del Sole

Ecco le immagini dell’Albero della Vita e di un suo modellino: possiamo ammirarlo nella sua interezza con le varie specie disposte sui rami colorati.

L'Albero della Vita all'interno della Torre del Sole

L’Albero della Vita deve aver affascinato davvero molto Hideaki Anno, in quanto lo ha inserito in Nadia – il mistero della Pietra Azzurra: Jean, Nadia e il capitano Nemo lo vedono al Polo Sud.
C’è da dire che l’albero viene denominato da Nemo “Albero del Mondo”, quindi forse per realizzarlo la GAiNAX prese spunto anche dai miti secondo cui un colossale albero sosteneva la Terra tra i suoi rami e si estendeva fino ai Cieli (e.g. Yggdrasill). Comunque sia, nell’episodio in questione i tre personaggi vedono l’albero trovandosi all’interno di un ascensore, proprio come se fossero a Osaka!
Dobbiamo inoltre evidenziare che il tema dell’Expo è presente concretamente in Nadia, in quanto la storia inizia presso l’Esposizione Universale di Parigi del 1889.

L'Albero della Vita in Nadia

Inoltre ritroviamo l’Albero della Vita anche in The End of Evangelion, in cui il riferimento all’origine della vita si arricchisce di misticismo per via del simbolo dell’Albero Sephirotico della Cabala ebraica.

L'Albero Sephirotico e L'Albero della Vita in Evangelion

È interessante notare che, probabilmente per invogliare i bambini a chiedere ai genitori di accompagnarli a visitare l’Expo, in un episodio di Sazae-san del 1970 la famigliola protagonista andava a vedere la fiera e venivano mostrati agli spettatori alcuni dei padiglioni presenti. In particolare, per una misteriosa combinazione astrale, ci viene mostrato proprio il padiglione della Toshiba che ho precedentemente citato.
Di seguito riportiamo l’episodio:

Infine vorrei ricordare che nel celebre manga fantascientifico 20th Century Boys di Naoki Urasawa la Torre del Sole è un elemento fondamentale nello sviluppo della trama, così come è protagonista la capsula del tempo, un altro riferimento importante a un’altra peculiarità che caratterizzò l’Expo di Osaka.

Vignetta tratta da 20th Century Boys in cui appare la Torre del Sole dell'Expo '70 di Osaka

Concludiamo menzionando alcune delle novità tecnologiche presenti all’Expo di Osaka: le strutture gonfiabili (il padiglione USA e il padiglione della Fuji), la radiosveglia, il telefono senza fili (chiamato “dream telephone”), la LAN (Local Area Network), l’IMAX e l’Omnimax, il tappeto mobile, le bici e le automobili elettriche, la monorotaia, l’utilizzo dell’impianto nucleare di Tsuruga nella prefettura di Fukui per fornire parte dell’energia elettrica all’Expo, e così via.

Un’ulteriore osservazione interessante riguarda il cibo, in particolare il caffè in lattina prodotto dalla UCC Ueshima Coffee Co.. Fino al 1969 in Giappone non c’erano molte bevande che le persone potessero sorseggiare andandosene in giro, così Ueshima Tadao fondò la UCC e riuscì a implementare, primo al mondo, un sistema di produzione di lattine con caffè e latte. Inizialmente non ci furono grandi vendite, in quanto le persone non erano abituate a bere caffè in lattina, tuttavia grazie alla promozione del prodotto all’Expo di Osaka ci fu un boom di richieste e le vendite andarono alle stelle. Notiamo come il prodotto sia presente anche in Evangelion, sia nella serie TV del 1995 che nei film cinematografici del progetto Rebuild.

Lattine UCC a tema Evangelion

La crisi economica si abbatte sul Giappone

In seguito, nel 1973, scoppiò la guerra tra paesi arabi e subito dopo l’OPEC decise di aumentare drasticamente il prezzo del petrolio e di ridurre l’offerta nei mercati internazionali. Scoppiò una crisi energetica che in particolar modo colpì il Giappone, che a causa delle risorse energetiche limitate importava prevalentemente petrolio per trasporti e industrie.

Ciò provocò un rallentamento nello sviluppo del Paese del Sol Levante, che con il finire degli anni Ottanta a causa dell’esplosione della bolla immobiliare entrò in crisi, bloccando improvvisamente la crescita che lo aveva fino ad allora contraddistinto.

Il futuro prospettato dall’Expo ’70 di Osaka, così come lo si immaginava, non si era realizzato e molti membri delle nuove generazioni dell’età postmoderna si sentirono disillusi, forse perché assuefatti al benessere in cui si erano fino ad allora crogiolati, mentre al contrario i loro genitori e nonni nell’immediato dopoguerra si erano rimboccati le maniche e avevano lavorato con fatica e abnegazione per portare il Giappone dalle macerie al miracoloso sviluppo di cui abbiamo brevemente parlato.

A questo proposito sono importanti i seguenti elementi: da una parte il commento commosso di Hideaki Anno in seguito alla visione di alcuni DVD riguardanti l’Expo di Osaka (disponibile su questa pagina), dall’altra il film d’animazione Crayon Shin-chan: The Storm Called: The Adult Empire Strikes Back, il quale ci presenta gli adulti che da bambini avevano vissuto l’Expo di Osaka e che ora, all’inizio del terzo millennio, provano nostalgia e disillusione per quell’epoca ormai andata e vengono tratteggiati come irresponsabili bambinoni.

Insomma, l’importanza dell’Expo ’70 è stata tale da influenzare profondamente e radicalmente la cultura giapponese fino a oggi.
Per una fortuita coincidenza di cui abbiamo approfittato, pochi giorni prima della pubblicazione della prima versione di questo articolo è stato pubblicato Ragnarok, il 33° cortometraggio nell’ambito della rassegna Japan Anima(tor)’s Exhibition ideata da Hideaki Anno.

PROGRESS AND HARMONY FOR ROBOTS della Robot Expo cita chiaramente Progress and Harmony for Mankind dell'Expo '70

Nel corto, ambientato in un futuro non troppo lontano, ha luogo a Odaiba l’Esposizione Internazionale dei Robot Giganti. Per cause sconosciute l’automa giapponese va fuori controllo; nel tentativo di fermarlo si tenta la disperata mossa di attivare i mecha costruiti dalle altre nazioni. Il combattimento tra i robot si conclude con la loro distruzione totale e con l’effetto collaterale della devastazione dei padiglioni della Robot Expo. Alla fine del corto, in contrapposizione a questo scenario di distruzione campeggia la locandina di presentazione della Robot Expo; la scritta “PROGRESS AND HARMONY FOR ROBOTS” fa palesemente il verso al tema dell’Expo ’70 di Osaka, “Progress and Harmony for Mankind”.
Infine è doveroso citare che tra i brani che accompagnano Ragnarok figura anche MARCH EXPO’70, composta proprio per l’Esposizione Universale da Masaru Kawasaki.

Per proseguire la nostra escursione contestualizzante vediamo ora alcuni elementi della fantascienza nipponica, in particolare quelli che hanno affascinato Hideaki Anno e che possiamo ritrovare anche in Evangelion.

Le influenze della fantascienza giapponese

Locandina di Gojira (Godzilla) Un genere molto importante nel Sol Levante è quello dei film di tokusatsu (effetti speciali), come ad esempio quelli sui Kaiju (mostri), di cui il più famoso è probabilmente Gojira (Godzilla in Occidente), nato nel 1954 su ispirazione del film americano Il risveglio del dinosauro del 1953, a sua volta ispirato al racconto La sirena da nebbia di Ray Bradbury. Pur essendo ispirato al film americano, Gojira denuncia gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, in particolare le armi atomiche che avevano distrutto le città di Hiroshima e Nagasaki nel 1945: il mostro nasce proprio a causa delle radiazioni generate da quella tipologia di armi.

Tra i vari Kaiju ricordiamo anche Gamera, e notiamo che in occasione dell’Expo di Osaka fu realizzato un film in cui Gamera doveva proteggere il Giappone dagli attacchi del mostro Jiger; il film si intitola ガメラ対大魔獣ジャイガー (letteralmente “Gamera contro la gigantesca bestia Jiger”), reso in italiano come Kinkong – L’impero dei draghi, che praticamente non c’entra nulla.

Per le serie TV tokusatsu è necessario citare almeno Ultraman, UltraSeven e Kamen Rider, andate in onda tra gli anni Sessanta e Settanta. Queste serie erano caratterizzate da supereroi che combattevano mostri con vari poteri speciali. I supereroi e i mostri venivano portati sullo schermo tramite costumi indossati da persone in carne e ossa. Sull’onda di questi tokusatsu negli anni Novanta nacque in America la serie Power Rangers, realizzata montando le immagini originali giapponesi dei combattimenti in costume con nuove scene girate negli Stati Uniti con protagonisti americani.

Parlando di tokusatsu è obbligatorio citare la passione di Hideaki Anno sia per Godzilla (tanto che è previsto un suo film a tema) che per Ultraman: infatti a 23 anni diresse il cortometraggio Return of Ultraman, ed egli stesso fu l’interprete dell’eroico protagonista!

A proposito, provate a indovinare da dove proviene il termine “Gigante di Luce” (Hikari no Kyojin) presente in Evangelion, cioè l’Adam luminescente del Second Impact… esatto, proprio da Ultraman.
Infatti l’eroe Ultraman altri non è che la fusione dell’entità nota come Gigante di Luce, appartenente all’omonima antica civiltà, e l’essere umano di nome Shin Hayata.
Come se non bastasse, nell’episodio 8 di Ultraman 80 compare il Guerriero di Luce (Hikari no senshi), da cui Adam sembra essere ripreso, tant’è che il nucleo scuro dell’Angelo in Evangelion è praticamente identico al nucleo del Guerriero di Luce.
Ecco qui l’episodio (dal minuto 6.20):

A questo punto mostriamo i riferimenti per gli Angeli Shamshel e Ramiel.

Per quanto riguarda il quarto Angelo, è dichiarato che lo spunto è stato preso dal mostro di Flatwood, ovvero la presunta creatura extraterrestre di 3 metri apparsa nel 1952 nel West Virginia. Notare la struttura a cipolla!
Inoltre sembrerebbe esserci anche un legame con il casco da astronauta indossato nel film 2001: Odissea nello spazio, i.e. quelli che sembrano occhi sull’elmetto appaiono anche sulla testa dell’Angelo.

Shamshel è ispirato al mostro di Flatwood e ai caschi degli astronauti di 2001: Odissea nello spazio

Per quanto riguarda Ramiel, al di là della nota somiglianza con la Pietra Azzurra di Nadia, a sua volta ispirata al cristallo blu di Laputa, la forma ad ottaedro e l’attacco laser ricordano il Super X dorato dell’anime Mirai Keisatsu Urashiman (未来警察ウラシマン, lett. “Il poliziotto del futuro Urashiman”/”Future Policeman Urashiman”, noto negli USA anche come Rock ‘n Cop e giunto in Italia col titolo Ryo, un ragazzo contro un impero), che compare nell’episodio 47.

Di seguito riportiamo l’episodio:

Guardando il filmato, oltre a notare la forma identica tra le due entità, possiamo constatare come il Super X abbia anche la capacità di dividersi in 8 parti, il che non può non ricordare le capacità di mutazione super fashion del Ramiel presente nel Rebuild of Evangelion.

Ramiel e il Super X di Mirai Keisatsu Urashiman

Possiamo ricondurre i rumori/suoni emessi da Ramiel, nonché la similitudine con un prisma di cristallo, al mostro “Pris-Ma” (Prisma Magico) di Ultraman:

Ramiel emette il medesimo rumore del mostro Pris-Ma di Ultraman

Infine, avendo citato 2001: Odissea nello spazio per Shamshel, citiamo questo film anche per Ramiel, ricordando una delle visioni di Bowman nella scena della “porta delle stelle”.

La porta delle stelle in 2001: Odissea nello spazio

Rimanendo in tema, notiamo anche che, dal punto di vista del design, c’è una certa somiglianza tra la forma ottagonale dell’A.T. Field e la struttura di un tunnel/corridoio della stazione spaziale del solito 2001: Odissea nello spazio.

La forma ottagonale dell'A.T. Field ricorda la struttura dei corridoi della nave spaziale di 2001: Odissea nello spazio

Un ulteriore legame con 2001: Odissea nello spazio sono i monoliti della Seele che riprendono la forma dei monoliti alieni portatori di intelligenza nel film di Kubrick e nel libro di Clarke, ed inoltre anche la sensazione di una civiltà ignota dietro le quinte in Evangelion, la Prima Razza Ancestrale, responsabile di Adam, Lilith, delle Pergamene e così via, ricorda la civiltà dei First Born presente nel ciclo di romanzi di Clarke, responsabile della costruzione dei monoliti e del loro spargimento nel cosmo.

Il monolite di 2001: Odissea nello spazio e la Seele in Evangelion

A questo punto leggiamo direttamente l’opinione di Hideaki Anno al riguardo di questo film, in una recente intervista svolta da Richard Rowland:

Rowland: Sembra che lei sia stato influenzato da Stanley Kubrick, in particolare nell’uso della musica classica e per l’uso distintivo delle angolazioni di ripresa.
Anno: Mi piace 2001: Odissea nello spazio, ma probabilmente non sono stato influenzato più di tanto. Sono stato influenzato da tutto quello che ho visto, vissuto e imparato. Ciò include anche i miei hobby d’infanzia, il paesaggio della mia città natale, e i libri che ho letto.

Possiamo trovare ulteriori riferimenti e tributi di Evangelion a 2001: Odissea nello spazio e ad altre opere in questa pagina della Wiki di Evageeks.

I personaggi di Tetsuwan Atom Infine consideriamo alcuni titoli importanti tra i manga e gli anime giapponesi con tematica fantascientifica che hanno contraddistinto l’immaginario collettivo della prima generazione di lettori di manga e in seguito dei ragazzi del fenomeno otaku, di cui la generazione di Anno e dello staff GAiNAX fa parte.
L’animazione in Giappone inizia a essere prodotta dal 1963, mentre i manga sono un po’ più anziani e la loro origine viene solitamente fatta risalire al 1946. Per i nostri interessi partiamo quindi menzionando Osamu Tezuka e il già citato Lost World, Tetsuwan Atom (Astro Boy) e La Fenice, opere fantascientifiche che hanno tra i riferimenti anche opere occidentali, come già detto.
Per quanto riguarda gli anime robotici non possiamo non citare i seminali Super Robot 28 e Astroganga e la prima rivoluzione del genere che ha avuto luogo nei primi anni Settanta con Go Nagai: Mazinga Z, Il Grande Mazinga, UFO Robot Goldrake, Getter Robot
Il 1974 è l’anno in cui Leiji Matsumoto realizza Uchū senkan Yamato (Corazzata spaziale Yamato), anime a cui più volte nella storia vengono fatti omaggi e da cui vengono presi spunti.
Nella seconda metà degli anni Settanta troviamo anime come Vultus V, Danguard, General Daimos, Daitarn 3, Daltanious e la Time Bokan Series di cui in particolare ricordiamo La macchina del tempo e Yattaman.
Molte di queste storie robotiche vedono il Giappone invaso da civiltà aliene (forse un riferimento all’occupazione americana e all’occidentalizzazione) o da antichi mostri che attaccano la Terra e vengono fermati da mecha antropomorfi che richiamano il grande sviluppo tecnologico nipponico di cui abbiamo brevemente parlato.
Nel 1978 e nel 1979 vedono la luce importanti opere come Capitan Harlock e Galaxy express 999 di Leiji Matsumoto, Conan il ragazzo del futuro di Hayao Miyazaki e soprattutto Kidō Senshi Gundam (Mobile Suit Gundam) di Yoshiyuki Tomino.

Corazzata spaziale Yamato è l’opera che ha decretato il successo di Matsumoto, è entrata nell’immaginario collettivo nipponico e ha dato il via all’anime boom di inizio anni Ottanta: La Yamato è la nave spaziale ottenuta dalla ristrutturazione della vecchia corazzata della Seconda Guerra Mondiale, il cui equipaggio cerca disperatamente di salvare la Terra dalla minaccia aliena dell’impero di Gamilas.
In Capitan Harlock il protagonista è l’omonimo pirata spaziale, presente in disparati lavori di Matsumoto fin dall’inizio della sua carriera, nonchè archetipo dell’eroe romantico: idealista, ribelle, quasi addirittura anarchico.
Con Gundam nasce il sottogenere dei “real robot” e ha luogo la seconda rivoluzione negli anime robotici. I nemici non sono più invasori alieni ma la guerra, realistica e verosimile, scoppia tra gli stessi esseri umani: la colonia spaziale del Principato di Zion dichiara la sua indipendenza dalla Federazione Terrestre e non c’è più una distinzione netta e manichea tra buoni e malvagi; gli svariati mecha presenti nell’opera, per quanto potenti, sono semplicemente macchine che si guastano e si distruggono, e in questo modo svanisce l’aura di unicità e onnipotenza tipica dei “super robot”. L’impatto socioculturale di Gundam fu tale che in occasione dell’uscita cinematografica del primo film della saga, nel 1981, ebbe luogo un raduno di 15000 fan: questo evento passò alla storia con il nome di “Proclamazione della nuova era dell’animazione”, ma di ciò parleremo in futuro…

Negli anni Ottanta troviamo il già menzionato Ideon sempre di Tomino, poi Nausicaa della Valle del Vento di Hayao Miyazaki, la space opera Legend of Galactic Heroes tratta dai romanzi di Yoshiki Tanaka e tante altre opere tra le quali menzioniamo Fortezza Superdimensionale Macross (a cui ha collaborato anche Hideaki Anno in qualità di animatore), oppure storie dal retrogusto simile alla teoria degli antichi astronauti come Moby Dick 5, dove oltre alla presenza di due civiltà preumane, le inflazionatissime Atlantide e Mu, troviamo anche una balenottera bianca volante che potrebbe aver fornito lo spunto per la balena Ilion di Nadia – Il mistero della Pietra Azzurra.
Per approfondire alcuni degli spunti anime e manga a cui la GAiNAX ha attinto per creare Evangelion, rimandiamo al primo articolo del ProgettoEVA2015.

Dall’intervista riportata in questo link possiamo scoprire i 10 prodotti di animazione preferiti da Hideaki Anno:
1. Yamato (1974, TV)
2. Mobile Suit Gundam (1979, TV)
3. Gundam – Il contrattacco di Char (1988, film)
4. IDEON (1980, TV e film)
5. Animal Treasure Island (1971, film)
6. Fight! Pyuta! (1968, TV)
7. Conan il ragazzo del futuro (1978, TV)
8. Ace o nerae – Jenny la tennista (1973, prima serie TV)
9. Tom & Jerry (1944)
10. Anna dai capelli rossi (1979, TV)

Notiamo che La corazzata Yamato e Gundam sono primi in classifica, ed è noto che Hideaki Anno con Evangelion avrebbe voluto creare un anime in grado di superarli.
Yamato agli occhi del giovane Anno parve un prodotto per adulti, maestoso, epico, dal grandioso potere immaginifico e senza dubbio questa avventura nello spazio lo ha segnato in modo indelebile. Prima della Wunder del Rebuild of Evangelion, prima del Nautilus di Nadia – Il mistero della pietra azzurra e infine, prima della Luxion, dell’Exelion e dell’Eltreum di Punta al Top! GunBuster, a solcare l’oceano interstellare troviamo certamente l’astronave della speranza di Leiji Matsumoto.

La mitica corazzata spaziale Yamato

Da una passione a uno studio d’animazione

Abbiamo parlato della fantascienza nel XX secolo e in Giappone, e ora prendiamo in considerazione quanto scritto dal cofondatore della GAiNAX Yasuhiro Takeda nella breve autobiografia The Notenki Memoirs, per farci un’idea della situazione direttamente da chi ha vissuto quell’epoca di entusiasmo e fermento creativo (riassunto a cura di Nevicata).

Copertine di The Notenki Memoirs (edizione giapponese ed edizione americana)

La gioventù di Yasuhiro Takeda

Nella vita di Takeda hanno avuto influenza fin dall’inizio la televisione e le riviste antologiche di manga, e il suo genere narrativo preferito è sempre stato la fantascienza. Alle elementari Takeda frequentava la biblioteca della scuola dove leggeva riduzioni delle storie di Clarke e Heinlein. Il suo libro preferito rimane tuttora The Voyage of the Space Beagle di Van Vogt, che suscitò ulteriormente il suo interesse verso la sci-fi, come fecero anche l’allunaggio dell’Apollo 11 e l’Expo ’70 di Osaka.
La fiducia nella scienza fu ciò che spinse Takeda a iscriversi alla facoltà di ingegneria nucleare; il giovane al secondo anno si unì al club della fantascienza, sebbene esso non fosse nemmeno autorizzato dall’università e non avesse una sede ufficiale. Takeda scoprì che i membri del club erano molto più esperti di lui per quanto riguarda la sci-fi e trovava estremamente entusiasmanti le discussioni al club. In seguito all’ingresso nel circolo di fantascienza, la vita universitaria di Takeda divenne davvero divertente.
Nel club Takeda conobbe Goto, uno studente in contatto con molte persone in diverse comunità di fantascienza; Goto propose a Takeda di collaborare alla creazione di una rete di contatti con i vari circoli universitari del Kansai. Fu questo evento a cambiare drasticamente la vita di Takeda, perchè frequentò sempre di più il club a scapito della frequenza delle lezioni.
Nel 1978 Takeda frequentò la sua prima convention fantascientifica, la Seto-Con, e incontrò Toshio Okada, una persona che avrebbe avuto un’incredibile influenza sulla sua vita.

DAICON e GAiNAX

Nel 1981 venne scelta la città di Osaka come sede del ventesimo festival fantascientifico giapponese; come nome per l’evento fu scelto DAICON III e come organizzatori vennero designati Toshio Okada e Yasuhiro Takeda, che decisero di produrre un corto animato come apertura della convention. A questo scopo i due ragazzi conobbero tre studenti dell’università d’arte di Osaka, Hideaki Anno, Hiroyuki Yamaga e Takami Akai. Questo fu lo staff che realizzò in modo del tutto amatoriale il corto, che venne concluso in tempo solo grazie all’aiuto volontario di vari studenti ma che riscosse comunque un notevole successo e ricevette le lodi di Osamu Tezuka, il celebre “dio dei manga”.

A questo punto facciamo un breve inciso dedicato alla convention DAICON: fin dalla prima edizione, c’è la tradizione di dare un “nomignolo” diverso al festival fantascientifico in base alla città ospitante: se è a Tokyo la convention è soprannominata TOKON, se è a Nagoya è soprannominata MEICON, e così via…
La numerazione apposta dopo il “nomignolo” indica l’edizione della convention in quel luogo: per esempio DAICON III indica che questa è la terza edizione del festival fantascientifico ospitata dalla città di Osaka.
Ma per quale motivo la convention di Osaka è chiamata DAICON? Osaka in kanji si scrive 大阪, e il primo di questi due kanji, 大, ha come lettura alternativa “dai”, mentre “con” è ovviamente l’abbreviazione di “convention”.
È suggestivo evidenziare il fatto che la città di Osaka sia soprannominata “la cucina della nazione” (天下の台所 tenka no daidokoro), quindi potremmo anche ricollegare DAICON all’abbreviazione e all’unione di daidokoro e convention, ma questa molto probabilmente non è altro che una fortuita coincidenza.
A questo proposito è interessante osservare la presenza di un elemento che ha a che fare con la cucina e con il succitato soprannome della città di Osaka: la pronuncia di DAICON è la medesima della parola giapponese daikon, ovvero il grande e commestibile ravanello bianco che sovente appare negli anime e, inevitabilmente, anche nel corto della DAICON III: dopo varie peripezie la protagonista innaffia un daikon, che rifiorisce e si trasforma nell’astronave Daicon. La ragazzina, salita a bordo, vola via nello spazio.

Torniamo al corto realizzato da Okada, Takeda, Anno, Yamaga e Takai, che possiamo ammirare qui di seguito:

Okada e Takeda aprirono un negozio specializzato in sci-fi che vendeva soprattutto model kit e garage kit e lo chiamarono “General Products” (citando il Ciclo dello Spazio conosciuto dello scrittore sci-fi Larry Niven), mentre Anno e Yamaga andarono a Tokyo per lavorare a Macross, ma il gruppo continuò a collaborare con il nome di DAICON Film e realizzò vari tokusatsu a basso costo.
Nel 1983 Osaka fu di nuovo scelta per ospitare la DAICON IV; Takeda e compagni vennero di nuovo scelti come organizzatori e decisero di produrre un nuovo cortometraggio per introdurre la manifestazione. Questa volta, però, la situazione era molto differente rispetto a quella di due anni prima: nel corto vennero investiti i soldi guadagnati dal negozio “General Products” e grazie alla vendita dei corti tokusatsu prodotti, i vari membri del gruppo avevano fatto esperienza nel tempo trascorso, ed entrarono nel gruppo Mahiro Maeda e Yoshiyuki Sadamoto.

Ecco il secondo corto, realizzato per DAICON IV:

Osserviamo che in entrambi i corti DAICON III e DAICON IV sono presenti vari riferimenti ai kaiju, alla sci-fi occidentale (C-3PO, Chewbacca e Yoda di Guerre Stellari e lo xenomorfo di Alien), a vari supereroi americani tra cui Spider-Man e Superman e a celebri personaggi di manga e anime tra cui Nausicaa, Char Aznable di Gundam, Doraemon e Lamù. Infine in DAICON IV la protagonista ha un aspetto diverso: ormai è cresciuta e indossa il costume da coniglietta di Playboy, primo esempio del fanservice erotico che ha sempre contraddistinto la GAiNAX.

Anche in questo caso il cortometraggio riscosse un grande successo e fece crescere le ambizioni del gruppo, ormai pronto a confrontarsi con l’industria dell’animazione: i membri della DAICON Film riuscirono a ottenere dalla Bandai fondi cospicui per la produzione di un film cinematografico e venne fondato lo studio di animazione GAiNAX (“Gaina” è un termine del dialetto Yonago della prefettura di Tottori che significa “grande”, mentre l’aggiunta della “x” finale “rendeva il nome simile a quello di un robot di un anime”, come ricorda Takeda).
La compagnia venne fondata il 24 dicembre 1984 da Hideaki Anno, Yoshiyuki Sadamoto, Hiroyuki Yamaga, Takami Akai, Toshio Okada, Yasuhiro Takeda e Shinji Higuchi; il film cinematografico, intitolato Le ali di Honneamise e diretto da Yamaga, uscì nel 1987.

Il resto, come si suol dire, è storia.

Insomma considerando che Hideaki Anno aveva 10 anni durante l’Expo di Osaka ’70, così come altri suoi colleghi della GAiNAX, e a seguito di tutto ciò che abbiamo detto, risultano davvero evidenti, quasi scontate direi, le fascinazioni che fanno da sfondo alle storie come Le ali di Honneamise (corsa allo spazio), Punta al Top! GunBuster! (invasioni aliene e lotte spaziali), Nadia – Il Mistero della Pietra Azzurra (civiltà preumana, e il solito mito di Atlantide), fino ad arrivare a Neon Genesis Evangelion (civiltà preumana ed esoterismo fashion).

Questi ragazzi erano dentro fino ai capelli in quello che è considerato il fenomeno degli otaku giapponesi. C’è da dire però, che la generazione otaku di Anno ha caratteristiche differenti rispetto a quelle successive. La prima generazione infatti si trovava ancora nell’epoca moderna, periodo in cui gli anime e i manga avevano un contenuto idealistico “reale” e anche i fruitori erano una generazione di ragazzi interessata a una moltitudine di argomenti, come la letteratura, i film, le automobili (passione di Yoshiyuki Sadamoto fin da quando era bambino) e non fossilizzata nel consumo pleonastico e fine a se stesso di merchandising, anime e manga sempre tutti uguali, così come sembrerebbe accadere nell’attuale epoca postmoderna.

Un’opera senza contenuto reale è solo una pura evasione, un libro o un film in cui la trama e gli elementi fantasiosi diventano sufficienti a se stessi determinano non solo che la storia sia in primo luogo escapista ma anche che a lungo andare non sia più tale, diventando solo merce di vacuo consumo.

Hideaki Anno, fantascienza e comunicazione

Per quanto riguarda la questione delle opere e dei loro contenuti, proponiamo alcuni passaggi tratti da una discussione con Hideaki Anno risalente all’Expo 1996 e pubblicata su Animerica Vol.4, n.9.

Scansione dell'intervista a Hideaki Anno su Animerica

Animerica: L’aspetto unico delle Unità Evangelion …
ANNO : In Giappone c’è un mostro chiamato Oni, dotato di due corna che spuntano dalla sua testa, ecco, l’immagine complessiva degli EVA si basa su questo. Inoltre, volevo che sotto le sembianza del mostro ci fosse anche l’immagine di un essere umano. [L’EVA] non è proprio un robot, ma un essere umano gigante, perciò è diverso da altri robot come quelli di Gundam.

Animerica: La data 2015 figura sia in Gunbuster che in Evangelion…
ANNO: È la data di uno show che mi era piaciuto molto da bambino, ed è anche l’anno in cui hanno luogo le vicende di Tetsuwan Atom (Astro Boy).

Animerica: I creatori di anime che la hanno ispirato?
ANNO: Al di fuori del mio staff, il signor Yoshiyuki Tomino. Mobile Suit Gundam e Ideon sono i miei anime preferiti di Tomino, oltre a Yamato.
Poi Hayao Miyazaki, con cui ho lavorato per il film di Nausicaa, animando la scena del Soldato Titano; lui per me è stato un mentore.

Animerica: Le sue credenze religiose?
ANNO: Io non appartengo a nessun tipo di religione organizzata, quindi credo che potrei essere considerato agnostico. Lo spiritualismo giapponese sostiene che vi è kami (spirito) in tutto, e questo è ciò che si avvicina di più alle mie convinzioni.

Animerica: Dove vorrebbe viaggiare?
ANNO: Vorrei vedere l’universo, lo spazio esterno mentre sono ancora vivo. Quando ero un bambino pensavo che al tempo in cui sarei stato grande sarebbe stato possibile andare nello spazio; ma ciò non è ancora possibile. Tuttavia vorrei andare sulla Luna, o fare almeno un giro su una navetta spaziale.

Animerica: L’esprimersi attraverso l’animazione…
ANNO: Il senso dell’animazione sta nel processo con cui viene vista dalle persone. Così, quando le persone si confondono con i miei temi, o quando non si riesce a capire il messaggio generale dell’opera, la connessione tra l’autore e lo spettatore non avviene, perché non soddisfa la persona. Quindi ci sarebbe meno senso per quell’individuo. Si deve creare un rapporto tra la persona che guarda e ciò che dice l’animazione in sé.

Animerica: Sul futuro dell’industria degli anime …
ANNO: I creatori di animazione devono cambiare il loro stato d’animo per avanzare. Non sono fiduciosi sul Giappone di oggi, è in condizioni critiche in questo momento e non credo che ci sia un futuro luminoso. Ecco perché le persone che producono anime non stanno facendo bene.
Ma ci sono anche problemi negli spettatori. Le persone che producono e le persone che guardano vogliono sempre le stesse cose. Negli ultimi dieci anni non c’è stato alcun senso d’urgenza [comunicativa? NdT], e sono state fatte sempre le stesse cose, tutte simili. Per far andare di nuovo avanti l’animazione, è necessario forzare la gente ad andare fuori, uscire di nuovo.

In questi estratti ci sono almeno due cose che trovo particolarmente interessanti:
• la prima è il legame con le fascinazioni sci-fi di cui abbiamo discusso finora, e.g. l’EVA come mix tra il folklore giapponese (gli Oni), i robot (tokusatsu e anime mecha) ed esseri umani giganti (Ultraman), oppure la data 2015 mutuata da Tetsuwan Atom, o ancora l’attrazione di Hideaki Anno verso lo spazio;
• la seconda è che per Anno è importante creare un rapporto di comunicazione tra l’autore e il fruitore di un’opera, e quest’ultima deve veicolare un qualche tipo di messaggio altrimenti rimane un prodotto escapista senza alcun senso.
Ovviamente questo discorso lascia trasparire delle questioni ben più generali che riguardano l’arte, tuttavia non si vuole aprire un dibattito di tale portata. Qui si vuole porre l’accento sul fatto che se l’animazione fosse solo fine a se stessa, cioè se fosse solo lo strumento attraverso cui un autore vomita se stesso o sfoga i propri sogni d’evasione, di conseguenza questa, in quanto prodotta e consumata in massa, alla lunga porterebbe non solo all’estraniamento di chi crea, ma anche all’assuefazione del fruitore, il quale ingurgita tutte queste storie fittizie in modo vorace e disperato. In effetti l’arte per l’arte grida un bisogno di libertà senza vincoli di alcun tipo, e se in parte ciò può essere legittimato, d’altro canto cosa accadrebbe se i creatori e i fruitori iniziassero a vivere unicamente in funzione di queste cose? Si genererebbe un circolo vizioso di autoreferenzialità alienante. Per questo, pur lasciando spazio a slanci di pura fantasia e creatività fini a se stessi, è necessario che un autore inserisca nei suoi lavori dei contenuti che siano legati alla realtà dello spettatore e non soltanto al piano narrativo dell’opera.
Tale problema si manifesta nell’animazione giapponese -e non solo- già da prima dei tempi di Evangelion; farò delle considerazioni al riguardo nell’articolo dedicato al Perfezionamento dell’Uomo.

Conclusioni

Siamo infine giunti al termine di questa immersione nella fantascienza e torniamo al campo base per tracciare il punto della situazione.
Abbiamo visto che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il popolo giapponese, con tantissimo spirito di sacrificio, si è dovuto impegnare a inseguire quell’Occidente così evoluto tecnologicamente. Tra il 1950 e il 1970 c’è stato il boom economico del Giappone, e i figli e i nipoti di coloro che avevano ricostruito il paese nel secondo dopoguerra si trovarono in un ambiente di benessere colmo di importazioni di letteratura, film e prodotti occidentali, ma anche di prodotti interni come tokusatsu, manga e anime.
I ragazzi che vivevano in famiglie anche solo sufficientemente benestanti, non essendo costretti a “zappare” come i propri nonni e genitori, avevano dunque più tempo per dedicarsi a questi svaghi fascinosi. Infine con l’Expo di Osaka ci fu la promessa di un futuro brillante fondato sulla scienza, e questi ragazzi, così attratti dalla sci-fi, organizzarono club ed eventi a tema. Vari circoli, associazioni e studi come la GAiNAX nacquero proprio dall’incontro di questi ragazzi che condividevano le medesime passioni e che potevano riversarle negli anime che avrebbero prodotto. Da fruitori a produttori.
E così arriviamo a Hideaki Anno, autore di opere come Punta al Top! GunBuster, Nadia – Il mistero della Pietra Azzurra e infine Neon Genesis Evangelion, veri e propri contenitori delle meraviglie e delle passioni infantili portate anche nell’età adulta.
Tuttavia, come vedremo meglio continuando il viaggio nel ProgettoEVA2015, passando da un’opera all’altra c’è un’evoluzione al livello non solo della tecnica, ma anche dell’importanza per l’autore di queste fascinazioni.
A lungo andare l’interesse verso la sci-fi, così forte in opere come Le ali di Honneamise o GunBuster, si trasfigura nel semplice palcoscenico in cui gli eventi accadono, per lasciar spazio ai personaggi, alle loro paure, ai loro sentimenti e desideri. Un’interesse che vira dalle cose alle persone.

Concludiamo con un breve estratto che ci sembra significativo nel contesto finora considerato:

Nell’ambito della fantascienza occorre distinguere tra fanta-scienza vera e propria, fanta-sociologia, fanta-antropologia, ecc., ma tratto comune ai diversi sottogeneri (sociologico, antropologico, scientifico), una sorta di “regola” di fondo, è il tentativo di confrontarsi con il mondo che le nuove scienze e le nuove tecnologie stanno costruendo, e con le trasformazioni, i mutamenti che intervengono, a causa di queste, nelle economie, nelle politiche degli stati, nell’ambiente, nei rapporti sociali, nei comportamenti, negli atteggiamenti e nei valori della gente. […]
Esiste un numero consistente di opere in cui andare a cercare proposte originali e diverse per il futuro.

D. Barbieri e R. Mancini (a cura di), Immaginare futuri, Introduzione, La Nuova Italia, Firenze 1990

Dunque, tutto è intelligente? Tutto è portatore di contenuto reale? No.

Non tutta la science fiction e più in generale non tutta la narrativa hanno adempiuto al compito di veicolare concetti validi e legati alla vita reale; il rischio per il lettore è quello di abbandonarsi in una sorta di bovarismo, rifugiandosi in un mondo solipsista, alienato e distaccato dalla realtà, creato attraverso la lettura, o più in generale tramite le proprie passioni degenerate in ossessioni.
E, mutatis mutandis, che cos’è il fenomeno otaku se non una riproposizione di questo concetto, declinato nel XX e XXI secolo?

Hideaki Anno e le sue figure di Ultraman

Vi aspettiamo alla prossima puntata, dedicata al Perfezionamento dell’Uomo.

Through sacrifice children can play without a care (now that we know)

つづく

Licenza Creative Commons
ProgettoEVA2015 di Simone-Shun87 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Info su Simone

Appassionato di Studio Ghibli ed Evangelion, rimane colpito dall’episodio 26 di quest’ultimo che va a sfondare la quarta parete come un tornado. Omedetou!

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