Evangelion: Finale (1/2)

Benvenuti, lettori, a quest’ultima avventura insieme nel mondo di Evangelion.
Questo viaggio in occasione del ventennale della serie ci ha portato a esplorare le idee caratterizzanti il Project EVA nella sua fase embrionale, per poi osservare varie sfumature della storia e del contesto in cui è nata, percorrendo parallelamente un sentiero costeggiato dagli elementi più narrativi e fantasiosi, e un altro costellato dalla vivida realtà di un’epoca.
Siamo ora giunti al termine e in quest’ultima analisi andremo a immergerci nel finale di Evangelion, prendendo in esame la serie TV del 1995/1996, il film The End of Evangelion del 1997 e il manga di Yoshiyuki Sadamoto conclusosi a novembre del 2014.
Per garantire una fruizione più agevole dell’analisi questa sarà distribuita in due articoli.
Vi auguro buona lettura!

Il finale di Evangelion

Come ho già esposto nel primo articolo del nostro viaggio, fin dai tempi del Proposal il finale previsto per Evangelion doveva essere esplosivo, una grande battaglia si sarebbe dovuta verificare tra gli ultimi 12 Apostoli rimasti e le Unità Eva, mentre nel frattempo Gendo avrebbe tentato di realizzare il Progetto per il Perfezionamento dell’Uomo.

Osserviamo ora il seguente estratto da un’intervista con Hideaki Anno del 1996:

Infine, durante la produzione di EVA, sono giunto a questo risultato finale per una serie di motivi che non potrei mai davvero spiegare. Ma per quanto riguarda le storie originali degli episodi 25 e 26 sono riuscito a concludere la sceneggiatura dell’episodio 25. Sfortunatamente ho dovuto abbandonare l’episodio 26 mentre era ancora nelle primissime fasi di sviluppo. Sto rielaborando gli episodi 25 e 26 che verranno pubblicati su LaserDisc e VHS, ma per quanto riguarda l’episodio 26, ci sarà una revisione completa, in modo tale che sarà molto più “grafico”. Lo farò nuovamente decostruendo il progetto originale. Gli episodi 25 e 26 che sono stati trasmessi in TV riflettono accuratamente il mio umore dell’epoca. Sono molto soddisfatto. Non ho alcun rimpianto.

Questa intervista è stata realizzata nel periodo in cui la GAiNAX stava preparando la versione cinematografica del finale di Evangelion e come possiamo notare Anno indica che agli sgoccioli della serie TV era riuscito a realizzare la sceneggiatura dell’episodio 25, mentre aveva dovuto abbandonare quella dell’episodio 26. Come vedremo in seguito nell’episodio 25 TV ci sono alcune immagini poi riprese nel film The End of Evangelion, pertanto è probabile che il finale, nonostante le varie modifiche, dovesse essere fin da allora simile a quello presentato nel Proposal, con il tentativo di realizzare il Perfezionamento dell’Uomo e con una grande battaglia, non più contro 12 Apostoli, ma contro i temibili mecha della Serie degli Eva.

In questi 20 anni sono fiorite diverse teorie sul rapporto che lega le storie contenute nei due finali, televisivo e cinematografico, e sulle motivazioni che hanno portato prima alla realizzazione di un finale “sperimentale” e concentrato sull’introspezione e successivamente su un finale “grafico” e concentrato sulla storia; mettendo da parte speculazioni e interpretazioni personali, ci limiteremo ad analizzare i fatti e le dichiarazioni ufficiali rilasciate in merito da Anno e dallo staff: il finale televisivo doveva in origine essere simile a quanto narrato in The End of Evangelion (lo si può desumere anche dalla presenza di alcuni fotogrammi chiave del finale televisivo che riappaiono nel finale cinematografico), ma la mancanza di tempo e la continua indecisione del regista su come concludere la storia hanno indotto lo staff a realizzare gli episodi 25 e 26 come li conosciamo; dopodiché a causa del successo della serie TV e di un ritorno economico legato all’uscita in home video della prima parte della serie, per la volontà di realizzare gli episodi in modo simile a come erano stati pensati fin dall’inizio, e per altri motivi che non sono mai stati rivelati ufficialmente, sono stati realizzati Death and Rebirth e The End of Evangelion.

Il finale di Evangelion rappresentato negli episodi 25 e 26 della serie TV è stato preparato in breve tempo (l’ultimo episodio in appena 3 giorni) e scevro da disegni dettagliati o da complesse animazioni non risponde agli interrogativi della trama ma si focalizza completamente sul messaggio di Eva, creando un vero e proprio capolavoro sperimentale e psicologico.
In seguito al successo della serie TV nel 1997 fu creato il film The End of Evangelion il quale ci mostra non solo gli eventi narrativi che chiudono il cerchio con la trama lasciata in sospeso, ma ci mostra anche il medesimo messaggio contenuto nel finale TV, inserendo però alcuni elementi che ne rafforzano ancor di più il significato.
Diciamo subito che i due finali, anzi tre, se si aggiunge quello del manga, non sono antitetici nel contenuto, tutt’altro, si legano fortemente tra loro rivelando ognuno le proprie sfumature peculiari.

Per concludere ci tengo a sottolineare che quest’analisi non si pone alcun obiettivo di completezza, né di eccessivo dettaglio, in particolare andrò a calcare maggiormente alcune delle parti che ritengo più importanti e inevitabilmente, in quanto progetto personale, è da intendersi appunto come un’interpretazione soggettiva della vicenda, non certo come la verità ufficiale sugli eventi.
A questo punto possiamo iniziare…

L’ora promessa è giunta!

The End of Evangelion

L’inizio della fine

L’ultimo Angelo è stato eliminato…
Così finiva l’episodio 24, così inizia Air/Love is destructive, la prima metà di The End of Evangelion

Simmetria tra il finale dell’episodio 24 e l’inizio di The End of Evangelion

Spesso nella serie TV ci sono simmetrie tra scene diverse e rimandi grafici tra una puntata e l’altra e il film The End of Evangelion non è esente da questa peculiarità, anzi si trovano richiami non solo interni ma anche ad alcuni leitmotiv della serie.
In questo caso abbiamo da una parte il finale dell’episodio 24, con la testa di Kaworu che cade nell’LCL Plant, dall’altra abbiamo l’inizio di The End of Evangelion, dove un oggetto cilindrico si stacca da un traliccio e cade nel bacino d’acqua creatosi in seguito all’esplosione dell’Eva-00.
È interessante notare il sottotitolo che compare durante la scena: “ambulatorio ginecologico”. Giusto per mettere in chiaro fin da subito che la sessualità rivestirà un ruolo importante nel film.

L’episodio 24 si chiude con Shinji disperato per aver ucciso Kaworu e il tutto viene ripreso all’inizio dell’episodio 25 TV (Un mondo che finisce/Do you love me?), con Shinji in crisi su una sedia che rimugina sulla morte dell’Angelo: questa scena segna l’inizio del caleidoscopico baratro psicologico in cui lo spettatore viene lanciato negli ultimi due episodi.
Anche all’inizio del film, con la scena in riva al lago sotto la cocente calura estiva, ci viene mostrato Shinji terribilmente provato, sull’orlo di una vacua disperazione, dopo aver dovuto uccidere quel ragazzo a cui aveva schiuso il suo cuore e con cui si era confidato.
Ricordiamo che inizialmente il titolo dell’episodio 25’ (la prima parte di End of Eva) doveva essere The door into summer (La porta sull’estate), tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza di Robert A. Heinlein. Il riferimento è interessante per almeno due motivi: in primo luogo per la questione delle fascinazioni sci-fi, in secondo luogo perché in Evangelion l’eterna estate sembra essere una metafora per la moratoria psicosociale degli otaku e più in generale di tutti coloro che la praticano.

La disperazione di Shinji: episodio 25 TV, The End of Evangelion, manga volume 11

Infine nel volume 11 del manga Shinji si abbandona sul letto e riflette sul fatto che, una dopo l’altra, sta perdendo tutte le persone che poteva proteggere salendo a bordo dell’Eva-01, come gli aveva fatto comprendere Kaji. Ma allora questo mondo distrutto, dove il padre non lo considera, dove la Rei che conosceva e con cui aveva legato ormai non esiste più, dove la Asuka esuberante che lo prendeva in giro è ormai sedata, dove non c’è più Kaji, dove non riesce ad aiutare Misato disperata per la fine di Kaji perché Shinji, un quattordicenne, non è più un bambino ma non è ancora un adulto…

… Questo mondo è davvero una cosa che sento di dover difendere a ogni costo?

Concludiamo questo paragrafo menzionando una scena su cui ritorneremo più approfonditamente nella seconda parte: Shinji che va a trovare Asuka nella stanza ospedaliera e si masturba osservando il suo corpo inerme.
Se, come ho scritto all’inizio, Shinji era sull’orlo di una vacua disperazione, ora il terreno è franato e il ragazzo precipita totalmente nell’abisso dell’assenza di volontà, una disperazione da status depressivo. Ha ucciso Kaworu, ha ucciso Asuka, ha ucciso se stesso.

Notte di angoscia

Misato riflette su ciò che sta per accadere

È notte e Misato rimugina a bordo della sua Renault Alpine e ci dice cosa sta per accadere:

Un progetto che mira a far progredire artificialmente il genere umano… da colonia di individui rinchiusi in una prigione evolutiva a entità unica e in sé completa. Davvero una realtà utopica… Per realizzarla, la Commissione vorrà ancora servirsene… no, non di Adam o della Nerv, ma della Serie degli Eva… Come aveva previsto Kaji!

Dunque anche Misato, grazie al chip che Kaji le ha lasciato prima di morire (nell’episodio 20 con la scena al Love Hotel e nel volume 8 con la scena del bacio), ora ha un’idea dei piani della Seele.

L’ultima riunione tra la Seele, Gendo e Fuyutsuki

Intanto in questa notte da “quiete prima della tempesta”, si svolge l’ultima riunione tra Gendo, Fuyutsuki e la Seele. Poiché ho già analizzato la scena nell’articolo dedicato al Perfezionamento, in questa sede mi limito a riportare il dialogo per completezza:

KEEL: Il Tempo Promesso è giunto. Ma ora che la Lancia di Longinus è perduta, non attueremo il Perfezionamento attraverso Lilith: ultima possibilità di adempimento è il clone da lei originato, l’Eva-01.
GENDO: Un intento che si discosta dal copione della Seele.
FUYUTSUKI: L’esistenza dell’umanità si giustifica nella creazione degli Eva.
GENDO: Ora il suo destino è progredire verso un mondo nuovo. Ed è per questo che esistono gli Eva.
SEELE 09: Però non è opportuno abbandonare la forma umana per salire sull’Arca che porta il nome di “Eva”.
SEELE 12: Si tratta di un Rito di Passaggio, necessario a sollecitare l’incedere dell’evoluzione dell’umanità, attualmente imprigionata.
SEELE 07: La via della distruzione coincide con l’alba della nuova vita (la gioia della rinascita).
SEELE 06: È nella Morte che il dio, l’uomo e gli esseri tutti si fonderanno in uno.
GENDO: La Morte non genera nulla.
KEEL: La Morte è ciò che avrete.
FUYUTSUKI: L’uomo onora la propria esistenza solo nell’atto di desiderare la vita. Questo era il volere di Yui nel giorno in cui scelse di salire a bordo dell’Eva.

Rei, risveglio al chiaro di Luna

Nel film la scena si sposta nell’appartamento di Rei dove questa si prepara per il suo ultimo compito, quello per cui esiste, per cui è stata creata. Il simbolismo presentato in poche immagini trovo sia molto bello, il colore blu che caratterizza Rei, la Luna che ricorda la sigla di chiusura Fly me to the moon e che rimanda al desiderio della Seele di riportare l’umanità alla Luna Nera.
Prima di andare Rei (III) rompe gli occhiali di Gendo, il simbolo che invece la sua versione precedente (Rei II) aveva sempre custodito con riguardo, mostrandosi così diversa da questa che sul finire della propria vita aveva visto per un breve attimo il volto di quell’uomo a cui si sentiva legata per essersi preso cura di lei.

La tensione è palpabile e nonostante l’apparente tranquillità si percepisce l’atmosfera di una vibrante inquietudine per l’immediato futuro.

Assalto alla Nerv

La notte è trascorsa ed è ormai l’alba. Dato che chi dorme non piglia pesci la Seele dà subito il via al piano di conquista della Nerv, e lancia un attacco informatico al Magi System originale ad opera degli altri 5 sistemi Magi sparsi per il mondo.
Ritsuko viene richiamata dallo stato di isolamento in cui era stata chiusa per aver distrutto i cloni di Rei, appositamente per affrontare l’hacking. Sebbene usata e tradita dall’uomo che amava, Ritsuko accetta l’incarico e non si scompone nemmeno, nonostante la disperazione che aveva mostrato negli ultimi episodi.

Ritsuko contro l’hacking al Magi System

Ma è davvero così o forse Ritsuko ha in mente qualcosa?

Forse sto commettendo una sciocchezza. Del resto è la natura umana che induce gli uomini e le donne ad agire senza logica. Non ho forse ragione… mamma?

Alla fine la dottoressa Akagi riesce a sventare l’attacco informatico e ci viene mostrata un’immagine che richiama una scena dell’episodio 13: la donna sfiora con una mano il nucleo di Casper, il Magio del supercomputer caratterizzato dall’avere la personalità di Naoko come donna.

Grazie, mamma. A più tardi allora.

A questo punto la Seele passa alle maniere forti e inizia l’assalto alla Nerv con truppe militari delle Nazioni Unite, aerei (per la precisione VTOL), carri armati, postazioni missilistiche e così via.
Per prima cosa vengono fatte saltare in aria le stazioni radar della Nerv, poi la base viene invasa.

La Nerv sotto attacco

Nonostante le procedure di rallentamento l’invasione si propaga rapidamente e scene cruente si susseguono dinnanzi allo spettatore: tutte le persone che lavorano alla Nerv vengono brutalmente uccise. L’ultimo nemico dell’umanità, dunque, non è un’entità misteriosa proveniente da chissà dove, bensì è l’Uomo stesso.

L’unica specie vivente capace di odiare se stessa è quella umana.

dirà il Primo Ministro durante il film. Il fatto che l’Uomo rappresenti l’ultimo nemico è suggestivo nell’ottica del Perfezionamento: un progetto che mira a eliminare l’individuo, perché questo fa paura e l’essere in tanti fa soffrire.
In questo frangente mi sembra utile soffermarmi anche su un’ulteriore sfumatura di Evangelion, che pur notandosi lungo tutta la serie assume nel finale una notevole rilevanza: la Nerv può essere vista come lo studio d’animazione GAiNAX, in cui uno staff di persone che ancora non aveva sfondato, cioè un gruppo di ex principianti, tenta di salvare il settore dell’animazione giapponese, così come la Nerv, un’organizzazione militare di principianti, deve cercare di salvare il mondo dal Third Impact. In quest’ottica Evangelion risulta essere un tentativo di risollevare l’animazione nipponica dalla stagnazione a livello di comunicazione, come abbiamo inizialmente osservato nell’intervista ad Hideaki Anno riportata nell’articolo sulla sci-fi e come abbiamo visto anche nell’articolo dedicato al Perfezionamento.

In tutto questo caos, dove sono finiti i Children?

Le condizioni dei Children

In sequenza ci vengono mostrati uno dopo l’altro: Rei si trova nel Terminal Dogma, a lei non interessa ciò che accade fuori tant’è che ha anche piegato i vestiti; Asuka si trova nella stanza ospedaliera e notiamo che è coperta dal lenzuolo, indice del fatto che Shinji dopo essersi masturbato davanti al corpo nudo della ragazza ha anche avuto la lucidità di rimboccarle le coperte; infine Shinji è nascosto in un sottoscala, in stato totalmente abulico.
Misato ordina di portare Asuka all’interno dell’Eva-02 e nascondere quest’ultimo sul fondo del lago presente nel GeoFront, per la ragazza non esiste posto più sicuro.
E Shinji?
Il ragazzo viene raggiunto dai militari, che hanno ricevuto l’ordine di uccidere i piloti in modo che non possano salire a bordo degli Eva. Shinji non fa nemmeno un cenno, ormai è rassegnato con se stesso e con il mondo: ha ucciso Kaworu, si è masturbato su Asuka, ha perso tutti i legami, non sa cosa fare della propria vita, perché dovrebbe vivere?

Shinji in pericolo

Padre e figlio

A questo punto nel manga Yoshiyuki Sadamoto ci propone una situazione straordinaria, assente nel film animato: Gendo in persona va a salvare Shinji. D’altronde Sadamoto ha sempre considerato il cuore di Evangelion come la storia di due rapporti: padre/figlio e madre/figlio.
Vorrei far notare che la tematica di ragazzi infelici senza genitori è piuttosto peculiare nelle opere della GAiNAX, da GunBuster a Nadia, per passare poi da Evangelion ad Abenobashi e arrivando infine a Gurren Lagann. Il motivo, secondo Tsurumaki, è che alla GAiNAX lavorano molti giovani uomini insicuri, esattamente come molti fan dell’animazione, a causa del fatto che hanno avuto un legame molto debole con il proprio padre, spesso assente dalla famiglia per via del lavoro nella competitiva società nipponica.

Secondo il Death & Rebirth Theatrical Program Book

Egli (Gendo Ikari) sembra una persona davvero spietata – disposta a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi – ma dietro alle sue azioni si nascondono molti segreti.

In particolare Hideaki Anno dice che

Gendo è il tipo di persona che può gestire nel migliore dei modi un’intera organizzazione. In altre parole, farebbe qualsiasi cosa per avere successo. Adotta misure drastiche ed estreme, correttamente o in modo disonesto, con le buone o con le cattive, per raggiungere i propri scopi. Per certi versi è una persona spregevole. Si preoccupa a malapena per Shinji.

(NdNevicata: orientarsi tra le quantità mastodontiche di materiale raccolto da Gwern è molto complicato e i link interni alla sua pagina html non sono sufficienti, perciò qualora voleste rintracciare nel testo in inglese il passo in questione vi forniamo il seguente riferimento: Gendo is a type)

Gendo è caratterialmente introverso e il trauma causato dalla morte di Yui ha scavato in lui un profondo abisso che lo ha portato al totale disinteresse per le persone e per i fatti che si verificano nell’ambiente circostante, tanto che egli, nella rappresentazione di Anno, raramente mostra delle reazioni emotive. In particolare nel dialogo al Polo Sud dell’episodio 12, come già constatato, Gendo lascia trasparire un’inclinazione d’animo verso un mondo purificato dal peccato, ovvero un mondo privo di quel senso di “sporcizia” che egli avverte nell’interdipendenza che fa da fondamento all’esistenza e che in particolare contraddistingue l’esistenza umana. Anche i guanti bianchi – che nessun altro personaggio di Evangelion indossa – sono simbolo di questo modo di essere di Gendo, in quanto portano alla mente l’immagine di una persona che per non sporcare e per non farsi sporcare nel contatto fisico e psicologico con gli altri cerca di proteggere se stessa, di schermarsi.
Chiuso in questa bolla di introversione, di disinteresse, di distacco emotivo e di repulsione per l’interdipendenza Gendo appare freddo e misurato nelle espressioni, nei gesti e nelle parole, ma soprattutto si comporta in modo austero sia con il figlio che nel lavoro, in quanto ossessionato da un unico obiettivo: ricongiungersi a Yui.
Come accennato nell’articolo dedicato al Perfezionamento il nucleo della psicologia di Gendo, da cui emergono le cose finora dette, è la paura per quella distanza impalpabile che separa tra loro le persone. Gendo rivela di essere un uomo dall’animo fragile che non riesce ad aprire il proprio cuore e che ha difficoltà nel relazionarsi con il prossimo, ma non è timido come il figlio Shinji; egli ha un intrinseco timore di entrare in contatto con gli altri, di sentirsi alla mercé del mondo, di amare e di essere amato a causa del dolore che si può provare nel ferire e soprattutto nell’essere feriti. Per questo motivo Gendo, già da prima di conoscere Yui, è chiuso in se stesso e, come risulta chiaro nell’episodio 21, ciò lo porta a risultare sgradevole agli occhi del prossimo tanto che alla fine egli si è abituato a essere detestato.

Dunque com’è possibile che il Gendo cartaceo vada a salvare il proprio figlio, finendo addirittura per aprirsi a confidenze personali?

Nella discussione con Sadamoto pubblicata con l’uscita dell’ultimo capitolo del manga a giugno 2013

Tsurumaki disse di essere rimasto impressionato dalla rappresentazione equilibrata di Gendo, che permette diverse interpretazioni del suo carattere e della sua personalità, e Sadamoto disse che questa è stata una sfida piuttosto ardua. Di base la sua idea è quella di mostrarlo in una cattiva luce, ma comunque di rivelare occasionalmente altri suoi aspetti che permettono ai lettori di capire il motivo per cui Yui si sentisse attratta da lui. Sadamoto inoltre prende in considerazione il modo in cui ha reso Gendo imperturbabile, rappresentandolo determinato e concentrato anche quando gli altri lo reputano dalla parte sbagliata della barricata.

(NdNevicata: come già specificato in precedenza, per rintracciare nel testo in inglese il passo in questione vi forniamo il seguente riferimento: balanced depiction)

È chiaro che Sadamoto, pur mantenendo i tratti essenziali del Gendo caratterizzato da Anno, ha scelto di mettere in evidenza anche ulteriori sfumature che ampliano la psicologia del personaggio. Sebbene da una parte ciò porti a una differenziazione tra le due versioni, dall’altra il Gendo cartaceo non risulta, secondo me, troppo distante da quello animato. Esattamente come accade per Shinji, Asuka, Misato e tutti gli altri, Sadamoto riprende buona parte della caratterizzazione del personaggio animato sottolineando, talvolta di più e talvolta di meno, le peculiarità specifiche che lo definiscono e accostando a queste altre sfaccettature, cercando di armonizzarle con la complessità assoluta del soggetto. In altre parole i personaggi nei due media sono delle rappresentazioni locali di un archetipo generale, la cui esistenza si può collocare a livello di ideazione e di progetto, le cui caratteristiche vengono messe in mostra nei due casi in modalità e proporzioni talvolta affini e talvolta differenti.
Nel manga pur venendo mostrati il disinteresse e il distacco emotivo di Gendo, Sadamoto ha ridotto il numero di tali scene per mostrare al lettore dei moti istintuali inconsci che permettono di aumentare la vividezza, l’intensità e il realismo di alcune situazioni, e dei tratti di personalità, come una lieve vena cinica e provocatoria, che si legano all’idea totale di un personaggio fragile, introverso, distaccato e austero che non riesce a gestire le relazioni e la distanza che esiste tra esseri umani.

Il Gendo dell'anime caratterizzato da Anno e il Gendo del manga caratterizzato da Sadamoto

Nel volume 12 Gendo sa di avere tutte le carte vincenti in mano, ha Rei, ha Lilith, ha Adam e ha l’Eva-01, oramai deve “solo” compiere il rituale, dunque freme, sente che il suo desiderio è prossimo alla realizzazione e non riesce a frenare totalmente questa eccitazione istintuale che emerge prepotentemente dall’inconscio come il getto di un geyser. È un qualcosa di sovrastante che nel suo manifestarsi a livello conscio ci permette di osservare per la prima volta i bisogni e i desideri profondi di Gendo attraverso sfumature inedite di natura primordiale.
Quando Gendo osserva l’occhio di Adam nella sua mano – è evidente il fatto che ama quanto c’è di più turpe – notiamo un ghigno inquietante, analogamente quando apre la porta dell’LCL Plant nei suoi occhi balugina una luce impastata di impazienza e squilibrio. Sta diventando folle, instabile, ed è possibile che oltre all’eccitazione istintuale di cui sopra anche la presenza di Adam nel suo corpo contribuisca a generare questa situazione nel suo essere.
Mentre Anno ribadisce soprattutto la nebbia di alienazione che avvolge l’animo di Gendo, Sadamoto ci mostra l’oscillazione dell’inconscio, in questo momento Gendo alterna istanti in cui manifesta autocontrollo e distacco emotivo, per esempio quando incontra Rei nella sala del dummy o quando spara a Ritsuko, a istanti in cui manifesta squilibrio, una deriva emotiva rispetto alla propria usuale freddezza.
Sadamoto ci mostra dunque Gendo che si toglie un guanto, quello che copre la mano con Adam, e in questo modo egli perde uno dei simboli attraverso cui si schermava dal mondo e ne acquisisce uno nuovo: l’A.T. Field. Adesso Gendo non si deve più distanziare attraverso dei simboli, ora possiede una vera e propria barriera fisica che lo protegge e che lo pone un gradino al di sopra degli altri. Gendo si sente sicuro, sente di avere il totale controllo della situazione, si sente più divino che umano, quindi va a salvare Shinji perché gli serve per attivare l’Eva-01. Egli percepisce ancora la paura, la sofferenza e la repulsione, ma ormai sente di avere il controllo, e l’A.T. Field contribuisce a dargli questa sicurezza.
È come se Gendo si fosse drogato, per questo riesce a toccare il figlio, prendendolo perfino per il bavero della camicia, e riesce a confidarsi con lui. Tutto sta per finire.

Gendo rivela a Shinji che non gli è mai importato nulla di lui e che piuttosto era infastidito del fatto che la presenza del figlio avesse monopolizzato l’attenzione di Yui.
Sadamoto scava a fondo in quel nucleo interiore di paura che caratterizza il personaggio: oltre al timore di essere feriti e/o sporcati, ci viene mostrato il senso di terrore per le partizioni e per le perdite che emerge dall’animo umano, soprattutto quello fragile che risulta fortemente dipendente da qualcosa o da qualcuno.
Per Gendo Yui era la luce, era colei che lo aveva salvato dal baratro di solitudine in cui da giovane aveva vissuto a causa della sua paura per l’interdipendenza, inoltre lei aveva scoperto la sua gentilezza e lo aveva amato. Anche Gendo aveva amato la donna, solo che per lui Yui non era solo questo, ma era anche colei che poteva dargli la benevolenza, come una madre che permette al figlio di approfittare della sua indulgenza.
In questo capitolo Gendo esprime molto chiaramente il fatto di non essere riuscito ad accettare che l’amore che Yui provava per lui fosse stato ripartito nell’amore materno verso Shinji. Con l’arrivo di Shinji Gendo ha perso il rapporto privilegiato con Yui nei termini di benevolenza materna, e per questo ha provato gelosia verso il figlio. Per avere il quadro completo si deve però considerare che nel volume 14 Sadamoto ci mostra una scena in cui Gendo ricorda quando toccò il ditino di Shinji neonato – ricorda i sentimenti d’affetto che hai provato per lui -, e inoltre egli confida a Yui che non ha fatto altro che recare dolore al figlio, quindi non si deve intendere che Gendo non abbia mai amato Shinji.
Infine con la scomparsa della moglie Gendo ha perso proprio tutto, si è visto nuovamente gettato nell’abisso e ciò lo ha portato a chiudersi e a cercare disperatamente di ritrovare quella luce, quella donna che lo aveva amato e che egli aveva amato. Per questo Gendo esprime la sua volontà di creare un dio in cui unificare le anime umane, in modo tale che nulla possa più andare perduto e non ci sia più dolore.

È utile ricordare che nelle bozze dell’episodio 24 veniva citato il romanzo Bruges la morta di Georges Rodenbach, in cui il protagonista vedovo ha adibito una stanza della propria casa a “santuario” in cui sono conservati tutti gli oggetti della defunta moglie. Sebbene nell’episodio 15 Gendo sostenga di aver eliminato ogni oggetto che possa anche solo essere ricollegato a Yui, questo caso sembra proprio fare riferimento a Bruges la morta: il padre di Shinji conserva Lilith in una grande stanza nelle profondità della Nerv con l’obiettivo di potersene servire per il proprio piano di ricongiungimento alla moglie Yui. Lilith, Rei e l’Eva-01 diventano degli oggetti legati a Yui, in quanto necessari per permettere il rincontro.
Inoltre l’idea della stanza piena di oggetti può ricordare anche la camera degli otaku, strapiena di gadget che considerano fondamentali per la loro vita.

Yui, la luce della salvezza di Gendo

Assemblando questi tasselli possiamo dire che l’ambivalenza di affetto e gelosia che si agita nell’inconscio di Gendo è la sfumatura psicologica che arricchisce la caratterizzazione del personaggio creato da Sadamoto, infatti oltre alla paura e alla repulsione di vivere in un mondo caratterizzato dall’interdipendenza, da cui discende la difficoltà nel rapportarsi con le persone e in particolare con Shinji, il Gendo del manga porta su di sé anche il peso della mentalità otaku, secondo cui non ci sono mezze misure, non ci sono compromessi, o tutto o niente.
Gendo dipende totalmente da Yui e per questo, nonostante un impacciato ma sincero affetto per il figlio, egli percepisce una gelosia ambivalente verso Shinji e non sapendo gestire queste cose ne è spaventato e quindi si chiude a riccio. In questa chiusura, che si amplifica con la morte di Yui, il Gendo di Anno manifesta soprattutto delle componenti passive come senso di vuoto, distacco e austerità, atte a proteggersi e a estraniarsi dall’esterno, mentre il Gendo di Sadamoto manifesta in aggiunta anche delle componenti attive come gelosia e provocatorietà, atte a ferire prima di essere ferito, il che esplicita una psicologia più complessa di natura ambivalente nella quale impulsi contraddittori convivono a livello inconscio, e di conseguenza questi, in certe situazioni, possono anche scaturire attivamente a livello cosciente.

A questo punto è importante ricordare che Gendo è anche una rappresentazione della società giapponese, quindi da una parte Anno mette in evidenza la percezione di una società amorfa, austera, fragile e incomprensibile, dall’altra parte Sadamoto ne evidenzia il lato ambivalente tra benevolenza formale e spietatezza. Ricordiamo il problema indicato da Anno nell’articolo dedicato al Perfezionamento:

[Dopo la sconfitta del Giappone] Non c’è stato un modello ragionevole di come dovrebbe essere un adulto. […] Non vedo alcun adulto qui in Giappone.

Dal punto di vista filosofico è con il declino della legittimità assegnata alle Grandi Narrazioni che è si indebolita la figura dell’autorità paterna, intesa come possibilità di radicare in un qualche fondamento e in una qualche finalità di tipo assoluto il significato ultimo dell’esistenza umana con annessi i caratteri etico-comportamentali, si pensi ad esempio alla “morte di Dio” annunciata dal filosofo Friedrich Nietzsche, ed Evangelion per certi versi mostra tale situazione attraverso l’uccisione di Adam, padre degli altri Angeli e simbolico marito di Lilith.
Tale considerazione si ricollega al contesto storico giapponese in modo mirabile: da una parte l’occidentalizzazione e la crescita tecnologica ed economica del Giappone hanno instillato nei sui abitanti l’idea del progresso moderno, in seguito con l’assimilazione in un breve lasso di tempo della corrente culturale postmoderna, con l’inquietudine provocata da problematiche di vario tipo (inquinamento ambientale, crisi economica, competizione scolastica e lavorativa etc.) e con la ripetitività del quotidiano è emersa la percezione dell’impotenza e della mancanza di scopo.
Data l’assenza sia fisica (per lavoro) che ideologica della figura paterna, ai figli non rimane altro che connettersi in modo totalizzante alla figura materna, sia in senso locale, cioè in termini di dipendenza dalla benevolenza della propria madre, che in senso ideologico, cioè in termini di dipendenza dalla benevolenza della società.
Come ho spiegato nell’articolo sul Perfezionamento e come osserva Nevicata nell’articolo sul film Death(true)², la prima parte della storia di Evangelion narra della morte che gli uomini hanno recato ad Adam – che inizia al Polo Sud e si conclude con l’uccisione di Kaworu – e dell’assassinio di tutti i padri secondari, i.e. gli Angeli, mentre la seconda parte, costituita dagli ultimi due episodi e dal film The End of Evangelion, mostra il ritorno a Lilith, l’elemento femminile simbolo di benevolenza a cui l’uomo desidera tornare ora che tutte le certezze della vita sono venute meno. Ecco quindi che fa nuovamente la sua comparsa il Complesso di Edipo.

Autorità paterna: Gendo e Adam vs Armonia materna: Yui e Lilith

E in tutto ciò Shinji cosa fa? Se all’inizio dell’incontro abbozza una reazione alla richiesta di Gendo di salire a bordo dello 01, poi dopo aver ascoltato il padre rimane sconcertato: è davvero questo il loro ultimo confronto? Quell’uomo che gli aveva lasciato la mano quando era piccolo dinnanzi alla tomba di Yui, e che gli aveva detto di dover camminare da solo con la propria forza personale, davvero non ha altro da dirgli? Davvero non ha mai provato affetto nei suoi confronti?
In definitiva Gendo appare come una possibile rappresentazione di Shinji adulto, dato che quest’ultimo ha le stesse difficoltà comunicative e interpersonali del padre.
Riuscirà Shinji a cambiare e quindi a crescere?

Le scoperte di Misato

Sia nell’anime che nel manga Misato si carica sulle spalle uno Shinji totalmente assente, come un guscio vuoto, per portarlo verso l’Eva-01. Durante il tragitto la donna ci rivela tutto ciò che ha scoperto, fornendoci una delle più grandi spiegazioni di Evangelion:

Hanno deciso di provocare il Third Impact… usando però la Serie degli Eva, non più gli Angeli.
Il Second Impact di quindici anni fa fu opera dell’uomo. Eppure, quella volta lo scopo di tutto era stato ricondurre Adam a uno stato embrionale, prima che si risvegliassero gli altri Angeli, così da limitare i danni della catastrofe. Shinji… anche gli esseri umani sono stati generati da una forma vivente simile ad Adam, e come esso fonte di vita, di nome Lilith… Noi siamo il diciottesimo Angelo. Gli altri Angeli sono possibilità alternative… esseri umani che hanno rinnegato la loro forma. Pertanto, creature imprigionate in un’esistenza nata dal rifiuto di se stesse. E quindi in lotta contro l’uomo.
Ascoltami bene, Shinji… È necessario distruggere tutta la Serie degli Evangelion. È la nostra unica possibilità di sopravvivenza.

Alcuni dei fotogrammi visibili durante il discorso di Misato

Un cuore che si schiude

Nel frattempo il GeoFront viene scoperchiato con una bomba N² e la scena si sposta sul fondo del lago dove vediamo Asuka a bordo del suo Eva-02. Per distruggere il robot vengono lanciate svariate bombe nel lago e Asuka, sebbene ancora un po’ intorpidita dal sedativo, si risveglia.
Chiusa all’interno del ventre materno, ovvero l’entry plug dell’Eva-02, Asuka inizia a ripetersi che non vuole morire, lei che per tutta la serie ha rappresentato la vitalità, l’esuberanza e l’Eros (pulsione e desiderio di vita), contrapposti alla staticità, alla seraficità e al Thanatos (pulsione e desiderio di morte) di Rei, flebilmente sussurra ancora una volta un anelito alla vita. Asuka è cresciuta con una serie di traumi uno di seguito all’altro: la madre, Kyoko, impazzita a causa di un esperimento con l’Eva-02; l’assenza del padre che non si è preso cura né della figlia né della moglie malata e si è poi risposato con un’altra donna; la matrigna che poteva smettere di occuparsi di lei in qualsiasi momento. Ma il trauma più grande è stato il fatto che Kyoko dal momento dell’incidente in poi non ha più riconosciuto Asuka – nel manga tenta perfino di strangolarla – e l’ha addirittura sostituita con una bambola di pezza – motivo per cui Asuka odia le bambole e odia anche Rei, in cui vede nient’altro che una bambola. In tutto ciò non dimentichiamo la devastante scena in cui Asuka vede la madre impiccata, ricordo che rimarrà per sempre scolpito nell’essere della ragazza.

Questo insieme di concause, in particolare il mancato riconoscimento di sé da parte della figura materna, così centrale in Evangelion, porta Asuka a vedere il proprio status di esistenza molto instabile, per questo lei deciderà di fare affidamento solo su se stessa, percorrendo in solitaria la strada della propria vita. Le battute nell’episodio 25 TV sono piuttosto esplicative:

KYOKO: Muori insieme a me, avanti.
ASUKA (bambina): No! Io non sono la tua bambola, mamma! Penserò da me stessa! Vivrò da me stessa!
ASUKA: […] Non voglio morire. Non voglio neanche lasciare che io scompaia. Non voglio neanche i ragazzi. Non voglio neanche il papà, né la mamma. Io non voglio nessuno! Non c’è nessuno, nessuno che mi protegga, nessuno che mi stia vicino. Per questo vivrò da sola. Però non vorrei, è doloroso! Non voglio essere sola! Non voglio essere sola! Non voglio essere sola!
Non uccidetemi.

Il dramma di Asuka

A differenza di Shinji che in tenera età aveva avuto un legame sano con la madre, Asuka di converso aveva subito il rifiuto della sua e per questo si è chiusa in sé stessa, per non essere più uccisa: “se la mia esistenza deve dipendere dal riconoscimento da parte dell’esterno, un riconoscimento che però perfino mia madre mi ha negato, allora cosa ne sarà di me? No, sarei troppo fragile così. Devo fare tutto da sola.”
D’altronde cosa poteva fare la piccola Asuka, ferita nel profondo della propria ragion d’essere?
Purtroppo il punto è che questa scelta di contare solo sulle proprie capacità è ben presto diventata un’ostentazione narcisistica della propria individualità e della propria autosufficienza assoluta. Sentendo la mancanza d’amore da parte dei genitori Asuka ha maturato l’aspettativa di essere rifiutata dagli altri e ha organizzato la propria esistenza in modo tale da non dover dipendere dall’amore e dal sostegno di nessuno, si è dunque rinchiusa in se stessa facendo emergere il “Sé grandioso”, una percezione esagerata di sé e della propria importanza tanto da ritenere di essere superiore e speciale rispetto agli altri. Cresciuta da sola, prima con Misato, poi con Kaji, Asuka arriva nella serie a testa alta, porta una ventata di colori che accende quel tono opaco delle prime puntate, e fin da subito avvia un serrato e continuo confronto tra se stessa e l’ambiente circostante per dimostrare il proprio valore agli altri, ma in fondo non cerca altro che forme d’ammirazione e conferme della propria esistenza: le sue capacità come pilota di Eva, la sua germogliante e procace femminilità e così via.
Tuttavia pian piano si rende conto di non farcela e tutte le sicurezze che aveva cercato di delineare come fondanti la propria condotta di vita crollano inesorabilmente una dopo l’altra.
Asuka respinge l’ambiente esterno e contemporaneamente i cambiamenti che avvengono in sé: rifiuta i sentimenti per Shinji, probabilmente perché nell’insicurezza del ragazzo rivede la debole figura del padre che aveva abbandonato madre e figlia, rifiuta le mestruazioni, probabilmente perché simbolo di fertilità femminile, possibilità di avere figli e quindi sinonimo di diventare madre, una situazione da evitare perché richiama alla mente la figura di Kyoko, rifiuta anche tante altre piccole cose come la relazione tra Misato e Kaji, il fatto che gli Eva possano avere un’anima, e così via. Alla fine Asuka va in corto circuito e collassa.

Asuka e Kyoko: il rincontro nel film

È in questa scena in fondo al lago dove la ragazza ripete “Non voglio morire” che iniziano a presentarsi due voci: da una parte Asuka immagina la madre impazzita che le dice di morire con lei, dall’altra dal nucleo dell’Eva si espande la voce della vera Kyoko che le dice di vivere:

KYOKO (immaginaria): Muori anche tu… Muori con me… Voglio che tu muoia… Devi morire, come me […] Muori, Asuka, muori!
KYOKO (vera): Asuka, non devi morire […] Rialzati… Coraggio! […] Sono qui con te, non morirai. […] Io non permetterò che ti facciano del male. […] Asuka, non voglio che tu muoia! Non devi morire!

A questo punto Asuka si rende conto che semplicemente non ha mai aperto il proprio cuore, ma se non si è disposti ad accogliere non si può pretendere di ricevere.

Asuka e Kyoko: il rincontro nel manga

L’Eva-02 aveva smesso di muoversi perché Asuka, man mano che la storia procedeva, aveva l’A.T. Field sempre più simile a un muro e quindi non permetteva alla madre di entrare in contatto con lei. Adesso però per la prima volta Asuka schiude davvero il suo cuore, abbassa così il proprio A.T. Field e chiede disperatamente aiuto permettendo alla madre di comunicare con lei.
Ora nel buio dell’abisso una luce compare e finalmente madre e figlia si rincontrano:

Mamma, sei sempre stata qui! Mi hai sempre protetta! Ho capito il senso dell’A.T. Field!

Dunque lo 02 si risveglia e Asuka inizia a combattere contro le truppe delle Nazioni Unite.

Il ritorno di Asuka

La Seele, per nulla intimorita ma piuttosto infastidita che la cosa stia andando per le lunghe decide allora di far scendere in campo la Serie degli Eva, nove modelli con Dummy System di Kaworu e dotati di Motore S². Ce la farà la nostra Asuka?

La Serie degli Eva

Il sostegno di una speranza

Nel frattempo Gendo raggiunge Rei nel Terminal Dogma.
Ma per Gendo cosa è stata Rei?

FUYUTSUKI: Rei, colei che è stata il frutto della mia disperazione. E che è tuttora il sostegno della tua speranza. Evidentemente dimenticarla è cosa comunque impossibile.

Il rapporto tra Gendo e Rei (episodio 5)

Nell’episodio 23 Fuyutsuki rivela che la presenza di Rei ha fatto nascere in lui una profonda disperazione poiché la ragazza, in quanto clone di Yui, gli ricorda colei che dapprima era stata la sua più brillante dottoranda e che in seguito aveva ideato un progetto per salvare l’umanità dalla fine del mondo, ma soprattutto era stata la donna verso cui egli aveva provato un importante sentimento di amore rimasto platonico.
In secondo luogo Fuyutsuki spiega che Rei incarna il sostegno della speranza di Gendo, in quanto quest’ultimo l’ha creata artificialmente come fulcro del Progetto per il Perfezionamento da lui desiderato per poter rincontrare Yui, persona che gli è impossibile dimenticare.
Gendo in effetti non si è mai scomposto durante la serie se non nel rapporto con Rei, dove abbiamo visto il comandante della Nerv sorridere, prendersi cura della ragazza, parlarle e preoccuparsi per lei quando questa ha rischiato la vita nel test con l’Eva-00, nell’episodio 19 quando ha intrapreso un’azione suicida contro Zeruel e nell’episodio 23 contro Armisael.
Solo interesse o forse un barlume di affetto? Difficile dirlo, ma credo entrambe le sfumature. Certamente per Gendo Rei rappresenta l’asso nella manica per controllare di persona Lilith, per cui deve in qualche modo far sì che la ragazza stia dalla sua parte, eppure al contempo quest’ultima gli ricorda Yui e quindi, pur essendo sostituibile per via dei molteplici cloni, non può che generare in lui un sentimento di malinconico affetto, contemporaneamente sincero e distorto.

E dal punto di vista di Rei?

L’ultimo pensiero di Rei (episodio 23)

Per Rei inizialmente Gendo rappresenta il primo legame con il mondo, colui che la ragazza difende con uno schiaffo alla battuta sarcastica di Shinji nell’episodio 5 (volume 3 del manga), la persona di cui custodisce gli occhiali rotti come a suggello di ciò che prova, ed infine colui che rivede negli ultimi istanti di vita. Tuttavia pian piano in lei fiorisce qualcosa, una personalità e dei legami con gli altri.

Solitudine. Il dispiacere dell’essere soli, noi siamo in molti, in questo possiamo detestare l’essere soli, ciò è quel che si chiama solitudine.

Tale frase, pronunciata dalla Rei numero due prima di versare le sue prime lacrime, esprime proprio il cambiamento della ragazza, impercettibile nella serie e più vivido nel manga. Ma di ciò parleremo più avanti.
Quando l’anima viene trasferita da Rei II a Rei III, quest’ultima non ricorda più nulla in modo vivido e in lei ci sono ben altri sentimenti, cioè quelli di vuoto che provava anche Rei II all’inizio:

REI: Sono felice poiché io voglio morire. Ciò che ambisco è la disperazione. Voglio tornare al nulla.
Altra REI: Però è impossibile, non puoi tornare al nulla. Quella persona te lo impedisce.
REI: Ancora me lo impedisce. Io sono esistita perché servivo a quella persona.
Però non più, non sarò più necessaria, io. Sarò abbandonata da quella persona, io. Nonostante desiderassi tanto quel giorno adesso ho paura.
GENDO: Avanti. Andiamo. Per oggi, per questo giorno, tu sei esistita, Rei.
REI: Sì.

L’ora promessa è giunta, andiamo, Rei

Addio nella penombra di un neon

Torniamo da Misato e Shinji. Dopo aver salvato il Third Children, avergli rivelato alcuni retroscena e avergli detto cosa deve fare, Misato cerca di portare, o meglio, trascinare, Shinji dall’Eva-01.
Raggiunto un corridoio dove si susseguono degli ascensori, Misato ferita da un colpo di pistola si accascia a terra con Shinji al suo fianco. Tutto è buio, non solo per l’assenza delle luci, eppure Misato si rialza e, con il fiato corto e il sangue che cola dalla lesione, schiaccia un pulsante che apre le porte dell’ascensore R-20. Una soffusa luce al neon da dietro la grata dell’ascensore entra in contatto con le tenebre. Un bagliore di speranza nella penombra, una porta a separare i due mondi:

MISATO: Ora, Shinji … ascoltami. D’ora in avanti dovrai cavartela da solo. Prenderai le tue decisioni senza contare su nessuno.
SHINJI: Io non ce la faccio. Non posso farcela. Se salire sull’Eva… significa ferire le persone, o ucciderle… non posso farlo. […] Ho fatto cose terribili ad Asuka… Sono arrivato a uccidere Kaworu… In me non alberga un briciolo di altruismo o di lealtà, riesco solo a ferire gli altri. È meglio che non faccia niente!

Fino agli eventi dell’Eva-03, Shinji ha vissuto il suo pilotare l’Eva come un obbligo gravoso, tutti gli dicevano che lui era l’unico in grado di farlo e il ragazzo ha accettato passivamente in modo che, eseguendo l’ordine, potesse trovarsi impegnato e venire anche accettato dagli altri.
È Kaji nell’episodio 19 (volume 7 del manga) che pone la questione a Shinji sotto una luce diversa, dicendogli che a ogni scelta corrisponde una responsabilità: Shinji è sicuramente l’unico che può pilotare lo 01, ma Kaji non lo obbliga a salire a bordo, bensì gli dice che qualsiasi cosa decida di fare poi deve anche essere in grado di prendersi la responsabilità degli eventi conseguenti alla sua azione.
Shinji dopo le parole di Kaji non riesce a fuggire via e per non soffrire più per una responsabilità/colpa come quella che si porta per l’evento di Toji (ferito gravemente nell’anime, morto nel manga) decide di tornare a combattere.
Eppure anche dopo aver ripreso a pilotare l’Eva contro Zeruel (la prima battaglia da uomo), poi contro Arael (dove però gli è stato vietato di scendere in campo) e Armisael (per salvare Rei), Shinji perde comunque tutto: Kaji è stato ucciso, Asuka è caduta in stato vegetativo, Rei II si è suicidata, perfino Kaworu era un nemico. Alla fine non è servito a nulla, ha protetto l’umanità ma coloro che desiderava proteggere se ne sono andati esattamente come Toji.
Quindi meglio non fare niente. Dopo aver ucciso Kaworu e essersi masturbato su Asuka sedata, Shinji esplicita a Misato, quasi come se fosse una confidenza, i suoi complessi interiori: sono un verme e riesco solo a ferire gli altri, non sono degno di pilotare l’Eva.

A ben vedere questa è la prima volta in cui Shinji si apre così con Misato.
Tra film e manga la conversazione risulta diversa in alcuni punti, per via delle differenze di caratterizzazione della donna tra le due opere. Nell’anime Misato è delineata come una donna che prova disprezzo per se stessa e che vuole farsi sporcare, viceversa nel manga questa sfumatura è molto meno approfondita, preferendo Sadamoto concentrare l’attenzione sul ruolo da tutrice.

L’ultimo confronto tra Shinji e Misato

MISATO: Tu ti odi, non è così? Ecco perché ferisci le persone, perché sei consapevole che ferire gli altri è molto più doloroso che ferire se stessi. […] Ciò che sei ora non è immutabile. Tutti commettiamo degli errori, io ci sono passata tante volte. Non facevo che accumulare gioie effimere e odio per me stessa. Eppure, ogni volta, sentivo di aver compiuto un piccolo passo avanti! Ascoltami, Shinji … sali un’altra volta sull’Eva e chiarisci le cose. Su te stesso, sul motivo per cui se venuto e sei rimasto qui. Trova le risposte che devi a te stesso.

Shinji si lamenta rispondendo a Misato che non sa cosa deve fare e la donna risponde che lo capisce perché anche lei è come lui, anche lei si odia e si disprezza e per questo non ha fatto altro che affogare i propri problemi in piaceri momentanei, come la birra e il sesso.
Da piccola Misato odiava il padre perché era sempre assente da casa e non si prendeva cura di lei e della madre, però poi decide di vendicarlo perché l’ha salvata dal Second Impact.
Misato da piccola e anche da adulta sente uno scompenso educativo e familiare per questa mancanza del padre, sempre preso dal lavoro, e alla fine si trova da una parte a combattere gli Angeli, dall’altra a ricercare la figura paterna negli uomini.
Nel Proposal Misato doveva essere una donna che andava con tutti gli uomini, come abbiamo potuto leggere nell’intervista a Sadamoto nel primo articolo, mentre nella versione definitiva della serie lei va a letto solo con Kaji, ma l’obiettivo è il medesimo: lasciarsi andare ad una condotta lasciva per non affrontare, accettare e risolvere davvero la questione del padre rimasta in sospeso dentro di sé.
Si noti che non è una questione di genere poiché anche Ryoji Kaji viene presentato come un personaggio che mostra di essere in profondità tutt’altro che esemplare: alla fine dell’episodio 20 egli afferma di ingannare se stesso e Misato gli dice che lui non è interessato al prossimo eppure soffre per propria condizione di solitudine. Se Misato sfrutta la sessualità per sentirsi desiderata, per non affrontare il proprio passato e per sporcare la figura da “brava bambina”, Kaji ricerca egoisticamente il piacere senza impegnarsi seriamente per il suo prossimo. Due adulti tristi che si consolano a vicenda, un espediente per affermare la propria esistenza e per sentire di valere qualcosa.
Evangelion non fa sconti a nessuno e ci mostra dunque varie ombre e sfumature dell’essere umano, come la dipendenza (Shinji), il narcisismo (Asuka), l’austero distacco (Gendo), il pressapochismo (Misato), il disimpegno (Kaji) e così via.

Kaji e Misato, due adulti tristi che si consolano a vicenda

Dunque sia Shinji che Misato non sanno cosa fare, però la donna rivela a Shinji una cosa molto importante: la conoscenza di sé stessi e delle risposte alle proprie domande non matura dall’oggi al domani, bensì è qualcosa che si sviluppa vivendo, facendo errori, cambiando e così via.
L’immobilità non porta a nulla, per questo intanto vai a salvare Asuka, perché è una cosa necessaria da fare, ma al contempo continua a cercare la tua strada:

Sali sull’Eva e chiediti perché sei venuto qui, perché sei qui. Comincia a camminare con le tue gambe. Cerca le tue risposte senza appoggiarti agli altri. Cerca di capire cosa vuoi fare del tuo futuro. Cerca da solo la tua risposta.

Misato affida la collanina col pendente a forma di croce, ricevuta dal padre, a Shinji e lo bacia con un bacio da adulti, forse perché questo è l’unico gesto con cui lei riesce a dare se stessa agli altri in modo più profondo, o forse è un riferimento di Hideaki Anno a Noriko Hidaka, la doppiatrice di Jean in Nadia – Il mistero della pietra azzurra di cui si era innamorato, in modo non corrisposto, all’epoca di Nadia. In effetti sembrerebbe che Misato sia stata delineata sulla base di Noriko Hidaka e dato che Shinji è una rappresentazione di Hideaki Anno, forse il bacio si può vedere in quest’ottica.
Tuttavia forse è più corretto dire che il bacio di Misato è la rappresentazione delle fantasie di un otaku su quelli che vorrebbe fossero i suoi rapporti con le donne.

Alla fine Misato spinge Shinji all’interno della cabina illuminata dell’ascensore, la porta si chiude e la donna si accascia stremata a terra. Nell’immagine qui sotto riportiamo la scena della morte di Misato nell’episodio 25 TV, a sottolineare quanto detto da Anno sul fatto che parte della sceneggiatura del finale era stata scritta per la serie TV. Le immagini rimanenti sono invece tratte dal film, dove al momento dell’ultimo respiro Misato riceve la visita di una “Rei evanescente”, e dal manga, dove Misato ricorda Kaji e si fa esplodere insieme ai militari delle Nazioni Unite.

La morte di Misato: episodio 25 TV, manga volume 12, The End of Evangelion

Il tradimento di una donna

Nel livello più profondo del Terminal Dogma, l’LCL Plant, Gendo arriva finalmente al cospetto di Lilith insieme a Rei. Tutto è in mano sua, non può fallire.
Rumore di tacchi. Non sono soli. Ritsuko si mostra dinnanzi a Gendo e Rei, ed estrae una pistola.

RITSUKO: Ti stavo aspettando. Mi spiace… Poco fa, a tua insaputa, ho modificato le impostazioni del Magi System. È l’ultima preghiera che ti rivolge tua figlia. Tu, mamma… vuoi morire ora insieme a me?

Ritsuko ha riconfigurato il Magi per realizzare l’autodistruzione della base, ecco perché prima (quando stava combattendo l’attacco informatico) aveva detto alla madre “A più tardi”.
Ritsuko come scienziata si è fatta trascinare dalla gelosia come donna, per questo prima aveva detto:

È la natura umana che induce gli uomini e le donne ad agire senza logica.

Questa battuta è simile ad un’altra che lei stessa aveva pronunciato nell’episodio 21, solo che se nell’episodio 21 il suo era quasi un disprezzo per quei comportamenti illogici degli esseri umani, ora nel finale ci si trova dentro con tutte le scarpe e accetta questi moti dell’animo.
Ritsuko si sta comportando esattamente come la madre Naoko, entrambe innamorate di un uomo che però ha in mente solo la defunta moglie, entrambe parimenti assalite dalla gelosia: un circolo vizioso che deve essere spezzato.
C’è da dire che il gesto di Ritsuko non è solo guidato dall’istinto, ma è anche un piano lucido e calcolato. L’orgoglio ferito di Ritsuko vuole impedire a Gendo di riunirsi a Yui, questa è la gelosia da donna, mentre la parte logica sa che in questo modo sarà evitato il Third Impact.

Faccia a faccia tra Ritsuko e Gendo

[Silenzio … non succede nulla]
Perché non si attiva? Casper! È stato lui a tradirmi?! Mamma… hai scelto il tuo uomo invece di tua figlia?!

La personalità di Naoko come donna, trascritta nel Magio Casper, ha negato il comando di autodistruzione: è il tradimento perpetrato da parte di una donna. Naoko tradisce la figlia Ritsuko e sceglie Gendo.
D’altronde come Naoko stessa afferma nell’episodio 21, essere una madre non è il suo forte:

È orribile il mio voler essere una madre, solo quando ne ho convenienza.

Alla fine ha scelto l’uomo che amava, ha scelto quell’amore malato, torbido, distruttivo che l’aveva portata alla morte e che ora nel finale vuole portare alla morte l’intera umanità. Ha scelto l’uomo di un amore vano e senza speranza, anzichè la figlia e l’umanità.
Se pensiamo alla contrapposizione tra Yui e Naoko, già proposta nell’episodio 21 e ripresa nel film, si nota la differenza tra le due: la prima elabora un piano per salvare il genere umano dalla fine del mondo, anteponendo alla propria vita la felicità di un’intera specie, la seconda sceglie invece l’amore non corrisposto per un uomo debole. Osserviamo come il tutto sia gestito in modo davvero minuzioso, a partire dalla triade di personalità femminili – donna, scienziata, madre – instillate nei Magi, per essere poi vivificate ognuna in modo predominante nei personaggi di Naoko, Ritsuko e Yui.
A questo punto la situazione si capovolge e Gendo spara a Ritsuko rivolgendole parole mute per lo spettatore, che nel manga sono:

Ritsuko Akagi, io… l’ho sempre amata.

In entrambi i casi la reazione di Ritsuko è la medesima:

Bugiardo.

Nell’immagine seguente la scena della morte di Ritsuko nell’episodio 25 TV e in The End of Evangelion. È da notare la manifestazione di una Rei evanescente!

Morte di Ritsuko: episodio 25 TV e The End of Evangelion

Battaglia per la vita

Mentre importanti personaggi del cast vedono calare il proprio sipario, Asuka a bordo del suo Eva-02 affronta la Serie degli Eva. La difficoltà del combattimento non è tanto nella forza dei nove Eva bianchi, quanto piuttosto nel poco tempo a disposizione della ragazza per poterli sconfiggere: avendo perso l’umbilical cable, lo 02 ha solo 3 minuti e mezzo di autonomia!
In battaglia Asuka manifesta un modo di combattere e una grinta straordinari, perfino superiori a quanto aveva mostrato negli episodi 8 e 9 contro gli Angeli Gaghiel (battaglia nell’oceano) e Israfel (il fantastico balletto sincronizzato) e devasta uno dopo l’altro gli Eva della Seele.

Asuka affronta la Serie degli Eva

Nel frattempo Shinji arriva alla gabbia dell’Eva-01, ma questo è rinchiuso nella bachelite, una resina termoindurente che abbiamo visto in diverse occasioni durante la serie e che ora è stata utilizzata dalle truppe delle Nazioni Unite per bloccare il robot viola.
Nell’anime Shinji si accascia a terra: già non aveva voglia di agire e andare in battaglia, ora è praticamente assodato che non c’è più nulla da fare. È finita.
Intanto dagli altoparlanti si sente Asuka che sbraita su Shinji che non è ancora giunto in soccorso:

Figuriamoci se per una volta potevo contare su quello stupido di Shinji!

Improvvisamente lo 01 si muove e bracca Shinji con una mano: Yui vuole scendere in campo!

Nel manga Sadamoto opta invece per far sì che il discorso di Misato riporti Shinji sul binario che aveva iniziato a percorrere dopo il dialogo con Kaji. Non so ancora quale sarà la mia strada, ma l’unica cosa che adesso posso fare è andare a salvare Asuka:

Muoviti, mamma!

Shinji e l’Eva-01, film e manga volume 12

A questo punto nel manga Sadamoto ci propone una situazione straordinaria, assente nel film: Shinji va a salvare Asuka.
Nella nuova battaglia da uomo presente nel volume 13, Shinji riesce a salvare Asuka dalla Serie degli Eva, ora che l’autonomia dello 02 era andata esaurita, e inoltre Sadamoto crea un bellissimo siparietto che ricorda ed evolve quello accaduto nel finale del volume 4, dopo che i due ragazzi avevano sconfitto l’Angelo Israfel: in quest’ultimo Shinji riceve i complimenti di Asuka, mentre nel volume 13 la rossa spara una delle sue solite pungolate esuberanti, che poi non sono altro che battutine per vedere come reagisce il ragazzo che ha di fronte: in quest’occasione Shinji risponde con serenità e Asuka arrossisce. Sembrano davvero due ragazzi risolti ed in pace con se stessi, che riescono per questo a giocare con le parole e con le rispettive personalità, senza subire crisi d’identità, ma anzi sono pronti ad affrontare la vita con le sue varie sfumature.

Shinji e Asuka. In alto a sinistra immagine tratta dal volume 4, per il resto immagini del volume 13

Nel film Shinji non si muove in aiuto di Asuka.
Lo 02 termina l’autonomia energetica e i modelli della Serie degli Eva colpiscono il robot con le copie della Lancia di Longinus, armi in grado di perforare l’A.T. Field e ferire realmente il pilota: i danni subiti dall’Eva si ripercuotono fisicamente in Asuka, il sangue cola copiosamente dall’occhio sinistro e il braccio destro va in pezzi.
Alla fine c’è una scena cruda, selvaggia, spaventosa… La Serie degli Eva sbrana l’Eva-02.

La fine di Asuka nel film

Lo 01 finalmente scende in campo e Shinji, vedendo la carcassa dello 02, lancia un urlo tra il terrore, la disperazione e la rabbia. Poiché lo 01 è ormai dotato sia di Motore S² che di Frutto della Conoscenza, è come se fosse una divinità furibonda, e l’enorme sincronia tra il ragazzo e la madre Yui si manifesta sotto forma di un potente A.T. Field in forma di ali (prima due, poi quattro).
Ciò provoca il ritorno dalla Luna della Lancia di Longinus originale che blocca l’Eva (adempiendo alla sua funzione originale di dispositivo di sicurezza per le divinità). La fortuna sembra volgere dalla parte della Seele!

L’arrivo dello 01 e le ali d’energia

Si noti che le ali sono un riferimento ai Soldati Titani del manga Nausicaa della valle del vento di Hayao Miyazaki: come ho già detto nel primo articolo gli Eva riprendono un po’ l’idea dei robot di Miyazaki.

L’inizio del rituale

Nel frattempo Gendo, fuso con l’embrione di Adam, tenta di unirsi a Rei, per poi entrare in contatto con Lilith: ecco il tentativo di raggiungere la fusione proibita tra Adam e Lilith.

Ormai Adam è in me. Poiché questa è la sola via per rivedere Yui… attraverso l’unione proibita tra Adam e Lilith. […] Cominciamo, Rei. Abbandona l’A.T. Field, le mura del tuo animo, giungi al perfezionamento del tuo cuore incompleto, rinuncia al tuo corpo ora inutile, fondi tutte le anime in una sola.
E infine portami con te, al cospetto di Yui.

L’unione proibita tra Adam e Lilith

Rei III sente l’urlo di disperazione di Shinji.

Intanto la Seele recita la preghiera per avviare il rituale del Perfezionamento ora che la Lancia di Longinus originale è ritornata:

KEEL: La nostra preghiera sta per essere pronunciata.
SEELE 04: Anche l’autentica Lancia di Longinus è tornata nelle mani più giuste.
SEELE 09: Non tutto è andato secondo i piani, ma dovremmo saperci accontentare.
SEELE (preghiera): Che la Serie degli Eva torni al suo aspetto primo. Alla forma con cui annuncerà la buona novella al genere umano, compiendone il destino. Che riconduca l’umanità alla sua forma primigenia, portando morte e speranza in egual misura.
KEEL: Che tutte le anime trovino la pace cui anelano. Che la cerimonia abbia inizio.

Come si nota i vecchi riconoscono che non tutto è andato secondo i loro piani, per esempio non hanno Lilith e devono usare lo 01, tuttavia si dovranno accontentare. Ancora una volta sottolineano il loro desiderio: riportare l’umanità alla sua forma primordiale, cioè l’LCL.
Secondo loro questo è l’unico modo per eliminare le sofferenze umane, l’unico modo con cui le anime possono trovare la pace e il non turbamento.

L’Eva 01 bloccato dalla Lancia di Longinus e dalla Serie degli Eva

I modelli della Serie degli Eva aprono le ali e provocano le Stimmate sulle mani dell’Eva-01.
La mia ipotesi è che l’idea sia quella di creare le porte per la sala del Guf nello 01, ora che Lilith non è disponibile, tuttavia è anche possibile che sia semplicemente una cosa “cool” per la GAiNAX.

A questo punto Fuyustuki, il nostro Bruno Pizzul della situazione, ci fa la cronaca diretta degli avvenimenti:

Dannata Seele! Lo 01 sarà il loro portale d’accesso divino!

Fuyutsuki si riferisce a questo portale come a un mezzo che permette alle anime di manifestarsi.

Notiamo che con “portale d’accesso divino” è stato tradotto il termine giapponese 依代 (yorishiro), con cui nello Shintoismo si intende un oggetto in grado di attirare i kami (spiriti), garantendo loro un corpo materiale temporaneo da occupare durante le cerimonie religiose; in The End of Evangelion dunque lo 01 diventa una sorta di “esca” verso cui tendono naturalmente le anime di tutti gli esseri umani, un veicolo/contenitore temporaneo (rito di passaggio) in cui allocare le anime liberate dai corpi fisici, un intermediario tra il mondo terreno e quello spirituale, ovvero una specie di medium.

Inoltre in termini meta-testuali è come se l’Eva-01 diventasse una sorta di elemento di contatto tra il mondo del film e quello dello spettatore; infatti, come si vedrà anche in seguito, lo 01 è lo strumento che potenzialmente può bloccare il Perfezionamento, e non solo Shinji ma anche gli spettatori verranno chiamati in causa in prima persona per compiere questa scelta, come se facessero anch’essi parte della scena.

SEELE: L’Eva-01 ha ricevuto le stigmate. Che la rinascita dell’Albero della Vita abbia inizio!

Il diagramma Sephirotico

I robot della Serie degli Eva attivano i Motori S² generando un Anti-A.T. Field che manifesta il Diagramma Sephirotico nel cielo.

È bene sottolineare una cosa: il messaggio di Evangelion non ha nulla a che fare con la Cabala ebraica per ammissione stessa dei suoi autori, così come i riferimenti religiosi sono messi solo per dare alla serie un tocco che la distinguesse dalle altre opere coeve. In primo luogo sembrerebbe che inizialmente la configurazione della Serie degli Eva dovesse formare un quadrato magico e non il diagramma delle Sephirot, in secondo luogo trovo piuttosto importante la risposta di Kazuya Tsurumaki, data alla convention anime “Otakon” del 2001, a una domanda nella quale gli si chiedeva quanto fosse stato rilevante il Cristianesimo in Evangelion.

TSURUMAKI: Ci sono molte serie con robot giganti in Giappone, e noi volevamo che la nostra storia avesse un tema religioso per distinguerci dagli altri. Poiché il Cristianesimo è una religione poco diffusa in Giappone, abbiamo pensato che avrebbe dato un tono misterioso alla storia.
Nessuno del personale che ha lavorato a Eva era Cristiano.
Non vi è alcun significato Cristiano effettivo nello show, abbiamo solo pensato che i simboli visivi del Cristianesimo fossero accattivanti per gli spettatori.
Se avessimo saputo che Evangelion sarebbe stato distribuito negli Stati Uniti e in Europa, avremmo potuto ripensare a questa nostra scelta.

Oltre alle affermazioni di Tsurumaki condivido la seguente opinione di Brendan Jamieson, responsabile del sito EvaOtaku da cui è stata tratta la precedente risposta:

In questo senso, gli elementi della trama di base di Evangelion sono presi in prestito da alcuni testi religiosi e da miti, ma sono semplici fonti d’ispirazione per creare una storia diversa, sono inseriti solo per questioni estetiche. Evangelion ha anche preso in prestito alcuni elementi di precedenti lavori d’animazione di Yoshiyuki Tomino. In particolare Evangelion si rifà maggiormente a Ideon che al Libro dell’Apocalisse.

Pur non avendo importanza in termini di contenuto/messaggio, come indicato da Tsurumaki nell’intervista, ciò che accade in questi frangenti del film si ricollega in modo abbastanza adeguato al diagramma delle Sephirot della Cabala ebraica. Nel Red Cross Book, il programma cinematografico di The End of Evangelion, la GAiNAX ha dedicato qualche riga per indicare agli spettatori alcuni concetti legati al diagramma delle Sephirot, e di seguito pubblichiamo la traduzione in italiano sulla base della versione inglese realizzata dall’utente Bochan_bird di EvaOtaku:

Albero delle Sephirot (SEFIROTO NO KI)
Figura simbolica nella Cabala ebraica (insegnamenti esoterici del Giudaismo orientati all’interpretazione mistica della Torah) che rappresenta il reame spirituale sotto forma di diagramma. Lo stesso diagramma è disegnato nell’ufficio di Gendo Ikari. La figura è composta da dieci sfere collegate tra loro da ventidue percorsi, e mostra la strada a cui l’umanità deve attenersi per raggiungere il livello spirituale più alto possibile. Si dice che questa figura possa essere interpretata in vari modi: un diagramma passo-passo per la meditazione, una mappa che conduce alla saggezza, una predizione sul futuro dell’umanità, etc. Nel’episodio 26′ “Magokoro wo, kimi ni”, la Serie degli Eva forma un gigantesco Albero delle Sephirot nel cielo.

A questa descrizione aggiungo che nella Cabala ebraica le Sephirot sono le emanazioni di Dio (Ein Sof), l’infinito Uno primordiale, attraverso cui Egli si rivela e continuativamente origina la Creazione. Le Sephirot sono dunque presenti in tutto ciò che esiste.
In definitiva possiamo ritenere che in Evangelion il diagramma delle Sephirot sia stato inserito dalla GAiNAX per illustrare graficamente che il Perfezionamento ha come obiettivo l’ascensione spirituale dell’umanità, il ritorno alla dimensione unitaria primigenia che è all’origine di tutto.
La generazione di questo disegno divino, attraverso l’attivazione dei motori S² della Serie degli Eva, libera un’enorme quantità di energia che provoca una gigantesca esplosione tale da polverizzare una parte del Giappone, svelando così la vera natura del GeoFront: esso è la Luna Nera di Lilith. Questa parte del rituale è detta “Cerimonia di purificazione della Terra Rossa”, e pubblichiamo di seguito la definizione tratta dal Red Cross Book sempre sulla base della traduzione inglese di Bochan_bird:

[Cerimonia di purificazione della Terra Rossa (AKICHI NO MISOGI)]
Locuzione pronunciata dai membri della Seele nell’episodio 26’ durante il ritorno del GeoFront al suo stato originale, l’Uovo di Lilith – la “Luna Nera”. “Misogi” è una cerimonia religiosa durante la quale il corpo viene purificato da un’abluzione con l’acqua — e perciò per estensione si riferisce a qualsiasi metodo utilizzato per purificare o santificare un determinato oggetto. Mentre esistono teorie secondo cui l’etimologia di “Adam”, il progenitore della razza umana, sia “rosso” o “terra”, la sua connessione con la “Terra Rossa” è incerta.

Fatte queste osservazioni è fondamentale esplicitare che Evangelion, opera al limite dell’era delle finzioni, sfrutta ampiamente la “tecnica” del citazionismo ma non per creare una grande narrazione fittizia – tutt’altro, nel suo strato profondo Evangelion altro non è che un archivio di dati: gli elementi presi dalla religione e utilizzati all’interno dello show, pur mantenendo un labile riferimento, una sfumatura dell’originale, non vogliono rimandare a una Grande Narrazione reale e nemmeno a una grande narrazione fittizia, piuttosto danno luogo a un processo accumulativo di informazioni utilizzato a scopo puramente simbolico secondo le idee, l’emotività e le finalità di uno staff di persone, e in particolare di Hideaki Anno, il cui obiettivo è parlare di tutt’altro.

Torniamo a “Tutto il Third Impact minuto per minuto”, linea a Fuyutsuki:

La sorgente della vita dell’umanità, l’uovo di Lilith… la Luna Nera. Nessuno di noi desidera tornare all’interno di quel guscio. Ma ormai… ogni cosa dipende da Lilith.

In giapponese Fuyutsuki si riferisce alla Luna Nera dicendo 人類の生命の源 (Jinrui no seimei no minamoto), cioè “sorgente della vita umana”.
Nella prima frase Fuyutsuki dice che la Luna Nera è il luogo da cui ha avuto origine l’umanità: infatti come ho già detto varie volte Lilith è giunta sulla Terra a bordo della Luna Nera e ha generato i primi esseri umani (e forse anche altri animali) aprendo la Sala del Guf e permettendo così lo sviluppo della vita sul pianeta.
A questo punto, partendo da quanto accennato nella precedente didascalia del Red Cross Book, evidenziamo che secondo il libro della Genesi il nome in ebraico del primo uomo che Dio ha creato dalla terra è אָדָם (ʼádám), Adamo in italiano, il cui significato letterale è “uomo” e si può collegare ai termini ebraici אֲדָמָה (ʼàdámáh), “terra”, e אָדֹם (ʼádòm), tra le cui traduzioni c’è “rosso”: di conseguenza si possono creare delle figure retoriche come “uomo [creato dalla] terra”, “uomo [dal colore] rosso”, in riferimento al colore del sangue o della pelle, e più in generale “uomo [creato dalla] terra [di colore] rossa”, giungendo all’immagine di “terra rossa”.

L’uovo di Lilith – La Luna Nera

In definitiva è plausibile che la GAiNAX abbia inserito la “Cerimonia di purificazione della Terra Rossa” proprio per richiamare la creazione biblica del primo essere umano, in quanto in Evangelion tale cerimonia svela la Luna Nera, e questa, nella finzione narrativa, rappresenta il luogo d’origine dei primi esseri umani ed è colorata con sfumature rossastre.
Infine notiamo che secondo Fuyutsuki l’interruzione del piano distruttivo della Seele è possibile, ma dipende solamente da Lilith: in questo momento la possibilità di fermare il ritorno all’origine dell’esistenza è ancora in mano a Gendo.

La grande madre

Mi dispiace, ma io non sono una tua bambola.

Rei III decide di tradire Gendo: forse parte dei ricordi di Rei II si sono accesi in lei, d’altronde Rei III aveva versato le lacrime associate ai sentimenti di Rei II senza capirne il motivo, o forse dipende dall’essere un avatar di Yui… Fatto sta che Rei assorbe l’embrione di Adam dalla mano di Gendo e poi lo tradisce! Rigore al novantacinquesimo! Goal! Sbam!

Rei si alza in volo:

Ikari mi sta chiamando.

Gendo viene abbandonato nella completa disperazione:

Rei! Aspetta, Rei!

Ormai è troppo tardi. Rei entra in Lilith e questa la accoglie rispondendole:

[Bentornata]

La grande madre si risveglia e assume le fattezze di Rei, o forse di Yui, in quanto Rei è stata creata dal DNA della madre di Shinji.
A questo punto la madre dei Lilim espande il proprio A.T. Field e diventa gigantesca, giungendo infine in superficie. Diagramma d’onda blu:

– Un Angelo?
– No, è una persona, un essere umano!

La madre dei Lilim compare tra le nuvole

Avere il destino tra le mani

Shinji a bordo dell’Eva-01 è disperato e ne ha ben donde: il baratro verso cui era caduto era nulla in confronto agli eventi che si stanno sviluppando ora intorno a lui, anche questa volta salire sull’Eva sembrerebbe non aver risolto niente, la Serie degli Eva è uscita vincente dallo scontro, la Lancia di Longinus è tornata dalla Luna sedando la furia del demone viola e la grande madre dei Lilim, come vestita di luce, è comparsa dinnanzi ai suoi occhi.

La Seele sentenzia:

Si compia il Perfezionamento dell’Uomo, grazie all’ego imperfetto del pilota dell’Eva-01.

In altre parole da questo momento Shinji diventa il centro degli eventi che accadono: da ora in poi sarà necessario indebolire gli A.T. Field di Shinji affinché decida di accettare il Third Impact e in seguito il Perfezionamento.
A questo punto i robot della Serie degli Eva attivano gli A.T. Field, entrano in risonanza con Rei/Lilith e attuano l’assimilazione con lei acquisendone alcune fattezze; Rei/Lilith prende dunque le redini del gioco, diventando di fatto l’entità dominante che governa il rituale, mentre la Serie degli Eva diventa uno strumento sotto il suo controllo, una sorta di estensione dei suoi poteri. Possiamo inoltre supporre che Lilith stia già emanando l’Anti-A.T. Field, cosa che di fatto verrà sottolineata successivamente quando assisteremo all’amplificazione dell’estensione e dell’intensità di questo campo energetico.
Nel frattempo Shinji urla disperato e materializza la Destrudo, ovvero l’energia psichica legata alla pulsione di morte/distruzione, Thanatos, secondo uno dei modelli psicoanalitici di Sigmund Freud.

La comparsa di Kaworu, ovvero la speranza di Shinji

Lilith entra in contatto con Shinji sotto le spoglie della persona con cui ha legato maggiormente (nell’anime Kaworu, nel manga Rei) e il ragazzo rilassa il proprio A.T. Field, facendo scomparire le ali luminose dell’Eva-01 e “finalmente” la Lancia di Longinus si fonde con lo 01, trafiggendo il suo nucleo e generando l’elemento centrale del progetto: l’Albero della Vita.

In tutto ciò l’egoconfine di Shinji si indebolisce notevolmente (“l’egoconfine si sta assottigliando!”) aprendo la strada per un indebolimento sempre maggiore, che lo porterà a desiderare di portare tutto al nulla. Per il momento, però, godiamoci i commenti del buon Fuyutsuki:

Il Frutto della Vita degli Angeli e il Frutto della Conoscenza degli uomini… Ora che l’Eva-01 li possiede entrambi, è divenuto un essere paragonabile a dio. Questo è il momento in cui farà ritorno all’Albero della VIta, originaria culla dell’esistenza. In seguito, diventerà l’Arca deputata a salvare gli uomini dal nulla del Third Impact, oppure il demonio che li annienterà.

L’Albero della Vita

La prima parte del dialogo mette in luce l’importanza dell’Albero della Vita nel processo che si sta verificando. Tale elemento, menzionato già nell’Evangelion Proposal, viene raffigurato più volte nell’anime sotto forma del diagramma delle Sephirot della Cabala ebraica, poiché quest’ultimo è anche denominato עץ החיים (Etz haHa’yim in ebraico), i.e. Albero della Vita.
Nel copione originale Fuyutsuki si riferisce all’Albero della Vita come 命の胎芽 (inochi no taiga), letteralmente “embrione della vita”, e poiché in giapponese la parola “inochi” indica la vita in senso esteso, da una parte significando “l’essere vivi” e dall’altra facendo riferimento al “soffio/forza vitale”, si può dire che Fuyutsuki assegna all’Albero della Vita il significato di “principio dell’energia dinamica della vita”. Un’altra osservazione che secondo me è interessante proporre è il fatto che il suono “inochi no taiga” si può anche scrivere come 命の大河, cioè “fiume della vita”, il che da una parte permette di fare un ideale collegamento con il “tutto scorre con la corrente” menzionato da Yui e Kaworu durante la serie, mentre dall’altra permette anche di intendere l’Albero della Vita come un simbolico fiume che collega il mondo terreno al mondo spirituale.
Sulla base di quanto detto precedentemente sul diagramma delle Sephirot della Cabala, ricordando che l’Albero della Vita è presente nella Bibbia e da esso nascono i frutti della vita eterna, e infine sottolineando che l’Albero della Vita è stato il simbolo dell’Expo di Osaka ’70 e che questo ha probabilmente affascinato talmente tanto Hideaki Anno da far sì che egli abbia preso spunto più volte da questo elemento, possiamo ipotizzare che l’Albero della Vita mostrato in Evangelion per la GAiNAX racchiuda in sé tutte queste sfumature, tra religione e fascinazioni, e rappresenti simbolicamente il principio da cui è scaturita l’energia vitale, il collegamento tra il mondo terreno e il mondo spirituale, l’immortalità, nonché il germoglio primigenio della vita in senso esteso, da quella più metafisica a quella più biologica.

Nella seconda parte del dialogo, Fuyutsuki pone l’attenzione sul ruolo fondamentale di Shinji all’interno dell’Eva-01. Nelle proprie mani il ragazzo possiede il potere di una divinità, e a seconda delle sue scelte lo 01 potrà essere:
* un’Arca di salvezza per l’umanità dal Diluvio ambito dalla Seele, cioè l’Arca desiderata da Gendo in cui l’umanità verrà unificata a un rango divino o l’Arca desiderata da Yui, i.e. lo strumento che proteggerà gli esseri umani dal ritorno all’origine affinché essi possano ritornare a vivere;
* un metaforico Demone che estinguerà l’umanità come colonia di individui singoli per condurla all’origine dell’esistenza, come vuole la Seele.

L’Albero della Vita è il fiume che Lilith deve far attraversare alle anime affinché queste ascendano alla dimensione spirituale primigenia, pertanto possiamo paragonare l’Eva-01 a Caronte, il traghettatore dell’Ade che nella mitologia greco-romana trasportava le anime dei morti da una riva all’altra di un fiume affinché esse raggiungessero l’aldilà. È dunque chiara la distinzione fra i tre obiettivi: la Seele vuole attraversare il fiume e sboccare nel Mare di LCL, Gendo vuole rimanere a bordo dell’Arca per l’eternità, mentre Yui vuole usare l’Arca solo temporaneamente per poi tornare alla riva di partenza, cioè il mondo terreno.

Possiamo dire che questa possibilità sia stata fornita a Shinji da Rei, che ha messo così l’intera scelta nelle mani del protagonista.

Il futuro di tutti noi è nelle mani del figlio di Ikari.

Con quest’ultima citazione di Fuyutsuki termina la prima parte dell’articolo dedicato al finale di Evangelion… Vi aspetto alla prossima e ultima puntata!

Spirits is high. Peace in time, we’ve never had it so good (it so good)

つづく

Licenza Creative Commons
ProgettoEVA2015 di Simone-Shun87 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Info su Simone

Appassionato di Studio Ghibli ed Evangelion, rimane colpito dall'episodio 26 di quest'ultimo che va a sfondare la quarta parete come un tornado. Omedetou!
Questa voce è stata pubblicata in Considerazioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink. Feed dei commenti.

3 risposte a Evangelion: Finale (1/2)

  1. casoniamalvi scrive:

    Ed eccomi qui, pronta a ricambiare tua generosa attenzione! XD
    Inutile discutere sulla bellezza dell’articolo, in quanto solo un folle potrebbe non giudicarlo eccellente, andiamo dunque direttamente alla parte che riguarda la nostra recente conversazione.
    Adesso che ho letto con attenzione tutta la tua argomentazione, mi è decisamente più chiaro il discorso che facevi su Gendo e il ruolo dell’inconscio quale, riprendendo le tue parole, getto di un geyser: questo spiegherebbe le contraddizioni mostrate da Sadamoto, esattamente come potrebbero trovare senso anche le assurde confessioni di Gendo rivolte al figlio, le quali mostrano solo “una faccia della medaglia”, quella cioè del desiderio di, letteralmente, aggredire verbalmente Shinji per un’istintiva gelosia che il citato inconscio fa esplodere senza razionale controllo. Afferrare Shinji per il bavero della camicia mi sembra alquanto azzardato anche per un Gendo “drogato”, però il tuo punto di vista riesce appunto a trovare una plausibile spiegazione: possedere (visivamente) l’A.T. Field, con tutto ciò che esso simboleggia, permette a Gendo di impadronirsi della sicurezza di non poter essere più ferito, esplodendo in comportamenti irrazionali per il suo essere.
    C’è da dire che quelle parole non mi hanno mai convinto del tutto, neanche ad una prima lettura: troppo improvvisamente aggressive, troppo “sciocche” per un uomo che, pur con tutti i suoi problemi e complessi, appare essere intelligente e dotato di ottime capacità argomentative: l’ultimo incontro con Yui, infatti, ci mostrerà cosa non funzionava nella precedente dichiarazione, d’altronde Gendo può riuscire a mentire a tutti, ma non alla donna che ama.
    Interessante l’interpretazione dell’utilizzo dei guanti che ci fornisci (in questo ricorda un po’ il protagonista de “La migliore offerta”, vero?) e molto azzeccato il riferimento al romanzo di Rodenbach previsto in un originario script (se non ricordo male, avrebbe dovuto essere Kaworu a regalarci il riferimento, in un suo breve scambio di battute con Gendo).
    Non ci resta che capire, a questo punto, le parole che Sadamoto affida a Gendo nel momento dell’uccisione di Ritsuko, parole che invece Anno regala al silenzio, anche se un po’ tutti avevamo comunque pensato a quel “Ti ho amata”: quanto c’è di vero in una simile affermazione che, comunque, in quel momento Gendo esterna in un apparente stato di perfetto controllo? Non mi sembra il risultato di un “regalino prima della morte”, probabilmente qualcosa (seppure in piccola parte) di vero è comunque presente alla base.

    • Simone scrive:

      Grazie per i complimenti e soprattutto per il commentone!
      Sono contento che l’interpretazione ti sia piaciuta e ti sembri plausibile 
      Yep, Kaworu cita “Bruges” nelle bozze dell’episodio 24. Il film “la migliore offerta” mi sa che non l’ho visto, dovrò rimediare XD … per la questione dei guanti il punto è che ho sempre associato la figura di Gendo a quella di un dottore, uno che deve rimanere pulito, che non si deve sporcare e che non deve sporcare gli altri, così come un dottore che deve operare si mette i guanti per non infettare il paziente e per non farsi infettare, analogamente fa Gendo per proteggersi a livello psicologico.

      Vado al punto cruciale: Gendo e Ritsuko nel finale di Evangelion.
      Nell’episodio 24 vediamo Ritsuko ormai disillusa del valore della sua relazione con Gendo “Nulla!Nulla!Nulla!” (cit.) , dunque in EoE lei ha tutta l’intenzione di mandare a monte il Perfezionamento cercato da quell’uomo che, secondo lei, l’ha solo usata.

      Secondo la doppiatrice Yuriko Yamaguchi:
      Ritsuko esce di scena con le sue ultime parole: “Bugiardo”. Ma a cosa si riferiva quel “bugiardo”? Lo script di questa scena riporta solo le parole di Gendo: “Ritsuko Akagi, in realtà io…”, seguito da Ritsuko che risponde “bugiardo”. Posso immaginare molte parole che seguano quell’ “in realtà io…” ma non riesco a decidermi su nessuna in particolare. Questa è la complessità della relazione tra Gendo e Ritsuko.
      Come scienziata, Ritsuko sa che di doversi considerare come una donna che ha dato ciecamente il suo amore a Gendo Ikari, e quindi anche come una donna sciocca, che ha percorso la stessa via di sua madre Naoko, che si è suicidata proprio dopo essere stata tradita da Ikari. Personalmente avrei voluto che arrivasse alla fine come una come una donna accomodante e sottomessa, che semplicemente vuole morire nel modo giusto. Invece nel film precedente è finita come una donna profondamente gelosa, piena di niente se non dell’odio verso Ikari.
      Questo non mi soddisfaceva, [così] ho cercato un modo per accettare la sua fine. Questo ha reso l’interpretazione di quel “bugiardo” molto importante. Ma il momento del doppiaggio si avvicinava sempre di più…
      Il regista Anno deve aver notato come mi sentivo. Quando è arrivato il momento di fare quella scena, mi ha mostrato un solo indizio nascosto, all’ultimo secondo. Con quell’unico, incredibile indizio, io, e Ritsuko Akagi, eravamo completamente sconfitte. Non serve dirlo, ma il regista Anno è incredibile. Davvero straordinario, un genio.
      Tratto dal Red Cross Book, traduzione ita presa da Dummy System: http://www.dummy-system.com/dichiarazioni-dei-doppiatori-su-the-end-of-evangelion/

      Yuriko afferma che con l’indizio di Anno ha compreso che Ritsuko viene totalmente sconfitta. Poiché, come ho detto, Ritsuko si presenta nel Terminal Dogma con l’intenzione di sabotare il piano di Gendo – dopo aver distrutto Rei (“non si trattava del dummy, quello che ho distrutto era Rei” ep24) vuole distruggere il pensiero fisso di Gendo -, è chiaro che se Gendo le avesse detto qualcosa come “non mi è mai interessato niente di te” a lei non avrebbe fatto né caldo né freddo, quindi la frase regalata al silenzio deve essere qualcosa che la colpisce profondamente.

      Evageeks ipotizza che l’indizio che Anno ha mostrato a Yuriko sia contenuto nella scena della morte di Maya, quando alla donna appare Ritsuko che sullo schermo del pc scrive: “I need you”
      È probabile che Gendo abbia detto tale frase a Ritsuko. Ovviamente “I need you” ha due significati: (1) ho bisogno di te perché sei nel mio cuore (sei un fine), oppure (2) ho bisogno di te perché mi servi (sei un mezzo). Come si nota c’è un’ambivalenza nel significato.
      Sadamoto invece fa dire a Gendo: “Ti ho amata”. Tale frase non è ambigua nel significato ma mostra comunque una forma di ambivalenza in colui che la pronuncia.

      Dal punto di vista di Ritsuko sentirsi dire “I need you (1)/ Ti ho amata” è devastante, come quando Ramiel viene colpito dal raggio sparato dal fucile a positroni, è una cosa talmente inaspettata che inizialmente lei rimane scioccata e subito dopo i suoi occhi si gonfiano di lacrime. È una cosa inaspettata perché probabilmente Gendo non si è mai lanciato in frasi di questo tipo, sappiamo com’è fatto. In questo modo Ritsuko viene completamente sconfitta, mette su un piatto della bilancia la frase “I need you (1)” e sull’altro piatto ci mette “I need you (2)” + il pensiero di Gendo per Yui e per Rei e dice: “che bugiardo”. Addirittura nel manga Ritsuko spara a Gendo dicendogli “che bugiardo, l’unica che hai mai amato è stata lei…”

      Arrivo quindi al nocciolo della tua domanda: Gendo è stato sincero oppure no?
      Io direi che c’è un’ambivalenza di fondo non riducibile sia nell’anime che nel manga. La differenza è che Sadamoto ha reso esplicita questa ambivalenza psicologica di Gendo causata dalla sua fragilità e poi dalla perdita di Yui.
      Nel profondo Gendo prova affetto per Shinji però da una parte è stato geloso di lui e dall’altra se lo vuole come scrollare di dosso e dunque lo provoca.
      Per quanto riguarda Ritsuko secondo me in Gendo ci sono sì il desiderio e una forma d’amore utilitaristica, però penso ci siano anche un affetto e una fiducia sinceri. Ovviamente è una sincerità condizionata dal pensiero fisso per Yui, in tal senso è una sincerità ambivalente ed egocentrica, è qualcosa di storto. Per Gendo Ritsuko non è mai stata un fine, però secondo me non è mai stata solo un mezzo.
      L’unica persone verso cui Gendo non mostra ambivalenza è Yui, vero punto fisso nei suoi pensieri. In quest’ottica l’affetto per Yui è come un oceano, mentre quello per Ritsuko è come un laghetto circoscritto. Yui è il bene superiore – un fine eterno, ultraterreno, immortale -, Ritsuko è un bene limitato – un fine a scadenza, terreno, mortale -.
      Certo, da un punto di vista razionale e idealista possiamo dire che poiché Gendo è consapevole che Yui è il vero fine allora è anche consapevole che sta sfruttando Ritsuko come un’alleata e basta, non la ama in modo totalizzante e quindi lei non è davvero importante per lui. Tuttavia secondo me questa visione delle cose è riduttiva perché è troppo razionale, preferisco un approccio più complesso che mette in campo anche l’ambivalenza psicologica (con Shinji, con Rei, con Ritsuko). D’altronde ci viene detto nella dichiarazione di Yuriko che la relazione tra Gendo e Ritsuko è complessa, quindi secondo me ci può stare.

      Un’ultima cosa: il fatto che Gendo si confida all’ultimo e poi spara a Ritsuko possiamo anche vederlo come un modo per eliminare quell’atto di apertura nei confronti di una donna che non è Yui. Una sorta di omicidio catartico per eliminare una relazione che, nonostante non potesse in alcun modo competere con il ricordo di Yui, ha preso Gendo anche sinceramente. Una macchia da cancellare, un momento di debolezza che ha spaccato alcuni mattoni di quel muro di amore, di ricordo e di fiducia incrollabile rappresentato dalla figura di Yui.
      Cosa ne pensi?

      • Simone scrive:

        Edit: dovevo scrivere altre due cose ma mi sono dimenticato perché ho scritto di getto XD
        Nel film si può creare un confronto tra i due “I need you”, quello di Gendo e quello associato a One more final. I need you è uno dei fili conduttori del film, ed è interessante che ci venga presentato prima nella scena di Gendo e poi in quella finale con Shinji.
        Se devo essere sincero la frase ” ti ho amata ” di Sadamoto la trovo un po’ esagerata, avrei preferito un “sei stata importante per me” in quanto, oltre a essere più leggera, mantiene anche l’ambiguità di “I need you”: sei stata importante nel mio cuore (1), sei stata importante come alleata per realizzare i progetti (2).
        Al di là di questo ciò che importante è che dalla psicologia ambivalente di Gendo (ricordo che anche Shinji, da bravo figlio di suo padre, è ambivalente, sono stato lodato –> sono felice, sono stato lodato–>non sono felice,… C’è quindi il confronto Gendo-Shinji) alla fine il film mette sulle spalle di Shinji un ” ho bisogno di te” terreno circoscritto. Ho bisogno di te qui e ora. Questo potrebbe essere legato ad Asuka, anche se alla fin fine il film si chiude lasciando un finale aperto…
        Comunque più che altro il film ci racconta il passaggio tra un “I need you” storto e un “I need you” sano. Imho

Lascia un commento